Banca Marche potrebbe puntare alla riminese Carim,


RIMINI 14 MARZO -Creare un polo aggregante per banche territoriali di piccole-medie dimensioni. Ô questo uno dei possibili progetti sulla scrivania di Massimo Bianconi, d.g. di B.Marche. Per realizzarlo l’istituto di Jesi (Ancona) potrebbe avviare colloqui con altre banche e, in ambienti finanziari, si fa il nome della Cassa di risparmio di Rimini.Dopo le mancate nozze con B.P.E.Romagna, si legge in un articolo di Mi.Fi., B.Marche e’ pronta a rimettersi in moto per espandersi nelle regioni vicine. Nel 2010 il gruppo, controllato dalle Fondazioni Cr Macerata, Cr Jesi e Cr Pesaro, ha intanto visto crescere impieghi e raccolta e ha irrobustito il patrimonio, con un tier 1 al 7,69%. Sul 2011 pendono incertezze congiunturali, ma per Bianconi l’istituto continuera’ a sostenere l’economia sul territorio, migliorando la sua presenza e i suoi servizi.Il d.g. Inoltre ha dichiarato di non essere preoccupato per i paletti fissati da Basilea 3, sottolineando che “la nostra politica di autofinanziamento ci mette in condizione di tranquillita’ ed entro il 2012 saremo pronti per la certificazione del metodo avanzato. Sono piu’ perplesso per le nuove regole sulla liquidita’. Il liquidity coverage ratio (il rapporto di liquidita’ a 30 giorni) vuole per esempio assicurare che le banche siano in grado di fare fronte con un adeguato cuscinetto di liquidita’ ai deflussi di cassa. Stringendo troppo le maglie, pero’, si rischia di penalizzare gli impieghi alle imprese che sono la vocazione principale di una banca retail come la nostra

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