Reti e innovazione, la “sete di sapere” delle imprese


Innovazione e reti di impresa. Su questo le aziende artigiane dell’Emilia-Romagna chiedono “una mano” per fronteggiare la crisi. Lo ha riscontrato Form.Art, agenzia formativa di Confartigianato Emilia-Romagna con una indagine ad hoc e attivando un osservatorio per analizzare necessità e bisogni di artigiani e piccole-medie imprese. L’osservatorio, realizzato nel corso degli ultimi 18 mesi, ha scandaligato a fondo i bisogni di formazione e di servizi delle piccole-medie imprese associate a Confartigianato. Sono stati sondati 10 territori provinciali e 10 aree produttive (costruzioni, agroalimentare, moda e benessere, meccanica leggera, sistemi dell’abitare, ict, legno-arredo, impiantistica, tessile, meccanica di produzione e autotrasporti), coinvolgendo tutte le articolazioni territoriali di Confartigianato.

L’indagine ha interpellato oltre 100 piccole e medie imprese con i focus group e circa 600 aziende con questionari. Ebbene, “dall’osservatorio- dice in una nota il presidente di Confartigianato Marco Granelli- emergono chiaramente tre tematiche di interesse: reti, innovazione e internazionalizzazione. Le aziende chiedono di avviare percorsi di formazione ad hoc brevi e intensivi per gruppi di imprenditori specie per le aziende unimprenditoriali, di organizzare incontri di più imprese per settori o territori sui temi dell’innovazione con testimonial di aziende di successo, di creare una equipe di pluriservizio (esperti di organizzazione, psicologi, sociologi, esperti di organizzazione e gestione) da porre a disposizione delle imprese o delle reti di impresa”. Chieste anche “iniziative specifiche di formazione innovazione e sviluppo con reti di imprese”.

Form.Art, come spiega spiega Umberto Pallareti, che ne è consigliere delegato, ha anche cercato di sondare l’impatto della formazione per capire quali risultati abbia prodotto ed avere elementi per centrare maggiormente i suoi servizi. Sono stati utilizzati per questo cinque questionari proposti ai partecipanti dei corsi, alle imprese dove i partecipanti lavoravano e ai docenti dei corsi. Nel 2011 è stata privilegiata l’analisi su Cesena, Modena, Imola, Parma e Ravenna, approfondendo 96 corsi, 114 aziende e 478 utenti. Nel 2012 su un totale di 273 corsi, 299 aziende e 2.017 utenti di Bologna, Cesena, Imola e Ravenna, focus su 142 lezioni, 161 imprese e 1.063 utenti. La risposta che emerge è in generale positiva circa i percorsi formativi sia da parte dei partecipanti sia da parte delle imprese con conseguenze significative sulla maggiore efficienza e una migliore organizzazione produttiva.

E’ stata riscontrata la necessità di un sempre più costante coinvolgimento e confronto con le sedi territoriali e le imprese interessate dalle iniziative formative. E richiesta “una pronta e immediata presa in carico delle risultanze dell’impatto e ridefinizione dei programmi di formazione definiti e definibili”. Sono elementi, conclude Granelli, che “dimostrano come la formazione possa essere un’attività tutt’altro che autoreferenziale. E’ inoltre chiara la richiesta delle aziende di avere supporto e formazione su quelle tematiche che sentono maggiormente urgenti per rendere competitiva la propria attività”. I risultati delle indagini saranno discussi nel convegno “Formazione: innovazione, ricerca, sviluppo, l’esperienza di Formart” che si svolgerà dopodomani a Bologna a Unioncamere.

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