Resta in carcere Nicolas Fini per l’omicidio del patrigno


IMOLA (BOLOGNA), 2 LUG 2009 – Un ragazzino che ha commesso un brutale omicidio in una situazione molto difficile. Non un “giustiziere”. E’ questo che dicono i difensori di Nicolas Fini, il diciannovenne che nella notte tra domenica e lunedì ha ucciso con un machete a Imola, davanti ai carabinieri, il patrigno Emilian Keci, muratore albanese di 28 anni, che aveva sposato in seconde nozze la madre, una donna di 39 anni che maltrattava.Per lui oggi il Gip ha deciso la convalida dell’arresto e la custodia in carcere. Il ragazzo, difeso dagli avvocati Franco Oliva e Daniela Mascherini, davanti al Gip si è detto pentito di quello che ha fatto: "Non solo è pentito – ha spiegato l’avvocato Oliva – avrebbe voluto che fosse andata come le tante altre volte in cui si era limitato a prendere la madre, a spostarla, a proteggerla dal marito violento, e chiuderla nella stanza". Il legale ha voluto prendere le distanze in modo netto dai messaggi, su Internet, a Nicolas del tipo ‘hai fatto bene’: "Sono messaggi che a lui fanno male e non corrispondono assolutamente con il suo stato d’animo, che non è quello di chi vuole sentirsi dire ‘hai fatto bene’. Lui sa benissimo di non aver fatto bene. E’ una persona distrutta per aver fatto una cosa grave, in una situazione in cui era spaventato. Non trasformiamolo nel giustiziere della notte. Noi pensiamo anche che ci sia un profilo di legittima difesa. Ma sul disvalore del fatto c’é piena distanza da quelle valutazioni. Su questo siamo d’accordo con il Pm Marco Mescolini"."Al giudice – ha spiegato Oliva – Nicolas ha raccontato le cose come stanno e il suo racconto coincide pienamente con quello che hanno detto tutti coloro che sono stati sentiti, dai parenti ai vicini, agli stessi carabinieri. Sulla fase dello scatto omicida ha detto di ricordare solo fino al momento in cui i carabinieri erano lì e Keci lo minacciava. Dopo dice di essersi riportato alla realtà in ragione del colpo di pistola sparato da uno dei carabinieri. ‘Mi sono trovato con il machete in mano, insanguinato e c’era mia madré, ha riferito".I difensori avevano chiesto la remissione in libertà e in subordine una eccezione di costituzionalità incentrata sula nuova legge che obbliga l’applicazione della misura carceraria. "Sotto il profilo della scelta delle misura riteniamo che la norma sia incostituzionale", ha detto Oliva. L’eccezione è stata respinta. L’omicidio era avvenuto nella notte tra domenica e lunedì. L’albanese, ubriaco, ha preso a botte per l’ennesima volta la moglie. Nicolas ha chiamato i carabinieri, chiedendo aiuto per bloccare la violenza del patrigno. Una volta giunti i militari, Keci, in preda ad una specie di furia alcolica, ha sfidato il figliastro, nonostante l’invito alla calma degli uomini dell’Arma che l’avevano fatto uscire dalle mura domestiche accompagnandolo nel cortile. All’improvviso il ragazzo, armato di un machete, è piombato alla schiena dell’albanese colpendolo ripetutamente alla testa, sorprendendo anche i carabinieri.

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