Responsabilità sociale, ecco la road map da qui al 2020


BOLOGNA, 13 SET. 2011 – Capire come le imprese possano aumentare la propria sensibilità nei confronti degli impatti che ha sull’ambiente e la società. E spingerle a migliorare la propria condotta. Questo fa da dieci anni l’associazione non profit Impronta Etica. Che per celebrare il proprio decennale ha organizzato un convegno dedicato alla responsabilità sociale d’impresa. Un incontro durante il quale è stato lanciato il "Manifesto 2020" ovvero un modello di sviluppo che si basi sull’aumento della conoscenza, sul rispetto dell’ambiente, sull’inclusione e sulla coesione sociale da perseguire entro il 2020."In dieci anni la Rsi si è evoluta – spiega Maurizio Chiarini, ad di Hera e presidente di Impronta Etica – tanto che se nel 2001 se ne parlava solo in determinati ambienti, come quello cooperativo, oggi si è diffusa anche in altri contesti". Secondo Chiarini, si è passati da un concetto buonista della Rsi (per far vedere quanto si è bravi) a un concetto di Rsi diverso, più legato alla competitività e alla capacità delle imprese di stare sul mercato. "La Rsi non è più qualcosa di aggiuntivo che arriva alla fine del business – continua Chiarini – ma un concetto che deve essere inserito nel piano strategico dell’impresa insieme agli obiettivi di carattere economico". E che può essere la chiave per uscire dalla crisi.
"La Rsi è una leva strategica dello sviluppo – dice Pierluigi Stefanini, presidente gruppo Unipol e vicepresidente di Impronta Etica – Bisogna costruire un percorso in cui la sostenibilità diventi capace di inglobare il profitto".

Competitività e sostenibilità. "L’attuale crisi è la manifestazione che la cultura del business per il business non regge più – spiega Chiarini – la Rsi può essere la chiave per uscire da questa crisi". Ne è convinto anche Giancarlo Muzzarelli, assessore regionale alle Attività produttive e alla Green economy, che dice: "Non si può pensare di competere senza regole sociali e ambientali" e sottolinea l’importanza di valorizzare il capitale territoriale. Che cosa significa?
"Significa puntare sulla legalità, sulle fonti rinnovabili all’interno del Piano energetico regionale, sulla ricerca – spiega – Stiamo lavorando per costruire un nuovo patto sociale che ci porti verso una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile, per lasciare un’impronta buona sul sentiero per le future generazioni: è una scelta obbligata per crescere e creare nuove opportunità".Fondamentale è quindi il rapporto tra sostenibilità e territorio. "Perché se non cresce il valore del territorio in cui un’azienda opera – spiega Chiarini – la creazione di valore per l’impresa non andrà oltre un certo livello".Ma quali sono gli elementi prioritari nello sviluppo sostenibile di un territorio? Secondo Silvia Giannini, vicesindaco del Comune di Bologna, "è fondamentale lavorare sullo sviluppo non solo economico, ma anche umano, civile e sociale e soprattutto lavorare insieme: istituzioni, aziende, non profit e cittadini devono interagire per trasformare la crisi in un’opportunità". Uno degli strumenti utili sotto questo punto di vista, secondo il vicesindaco, sono i bilanci integrati ovvero bilanci in cui si capisca qual è l’apporto di ognuno.

Cosa succede in Europa? Sono sempre di più le aziende che adottano una strategia di Responsabilità sociale d’impresa ed è dimostrato che la sua adozione ha effetti positivi sull’occupazione e sulla qualità dei posti di lavoro. Tanto che anche la Commissione europea riconosce le buone pratiche e sostiene le aziende che, volontariamente, intraprendono questa strada. "La Commissione europea punta sul rilancio della Rsi, sulla tutela dei diritti umani e dell’ambiente – spiega Iris Kroening di Csr Team Dg Impresa e Industria Commissione europea – e sull’istruzione e la ricerca". Fondamentale per la diffusione della Rsi e lo sviluppo di una società più inclusiva è anche l’istruzione. "Bisogna tradurre i risultati della ricerca in insegnamenti nelle scuole di business – spiega Simon Pickard, direttore generale Eabis, The Academy of business in society – e portarli al di fuori del mondo accademico: solo così potremmo formare gli imprenditori del futuro sui temi della sostenibilità".

Impronta Etica nasce a Bologna nel 2001 come associazione non profit impegnata nella promozione e nello sviluppo della Responsabilità sociale d’impresa, su iniziativa di Atc, Camst, Conad, Coop Adriatica, Coopfond, Granarolo e Scs Azioninnova.

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