Report e il “re nero” di San Marino


13 MAG. 2009 – “Omissioni e mistificazioni della realtà”. E’ l’accusa rivolta dalla Karnak, impresa leader nelle forniture per ufficio, alla trasmissione Report di Rai 3. La puntata intitolata “Il re è nero” e dedicata ai “lati oscuri” della Repubblica di San Marino, ha portato l’azienda a intraprendere un’azione civile e penale nei confronti della conduttrice Milena Gabanelli e di Paolo Mondani, autore del servizio.Nella sua inchiesta Mondani spiega i retroscena del grande successo imprenditoriale della Karnak. L’azienda fornisce di carta e materiale di cancelleria tutta la pubblica amministrazione italiana e nell’ultimo anno ha avuto un fatturato intorno ai 200 milioni di euro. Un risultato realizzato quasi interamente grazie ad appalti conquistati in Italia. La sede della Karnak, però, è a San Marino. Ed è proprio grazie al regime fiscale più favorevole sul monte Titano (19% di tasse contro il 33% italiano), è questa la tesi contestata ai giornalisti di Report, che l’impresa riuscirebbe a proporre prezzi più bassi e a vincere così numerose gare pubbliche.Ma la Karnak è sammarinese o italiana travestita? Questa è la domanda che ha guidato il servizio di Report. Un quesito al quale ha cercato di dare risposta anche la Guardia di Finanza di Rimini. Le fiamme gialle in passato hanno contestato all’impresa un giro di affari solo fittiziamente sammarinese. In realtà la sede operativa sarebbe tutta italiana. La “stabile organizzazione”, come la chiamano i finanzieri, coinciderebbe con la K&K logistic, un’azienda di Torriana, un piccolo paese vicino a Rimini. Dal punto di vista societario è la sorella della sammarinese Karnak e si occupa della distribuzione dei prodotti per ufficio.A chiedere alla Karnak, arretrati compresi, il pagamento delle tasse in Italia ci ha provato l’Agenzia delle Entrate di Rimini. Un tentativo fallito: la richiesta è stata respinta dalla commissione tributaria nel marzo 2008. Successivamente la direzione regionale della Guardia di finanza ha fatto ricorso all’Agenzia delle entrate e si è ancora in attesa di un secondo grado di giudizio. Anche se si dà per scontato che si dovrà arrivare in Cassazione per avere una sentenza definitiva.La posta in gioco è molto alta: al di là della vicenda Karnak, ritenere discriminante il principio della “stabile organizzazione” vorrebbe dire porre fine a tutte quelle società di comodo che hanno la sede a San Marino ma che in realtà fanno affari in Italia.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet