Regione che vai, fisco che trovi


Simulazione di Bankitalia sul fisco locale: una famiglia media, due genitori e due figli, con un reddito imponibile complessivo di 44mila euro, paga più tasse locali in Campania e in Lazio, circa 400 euro in più rispetto alla media nazionale, mentre risparmierebbe 600 euro e passa in Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia. In Emilia-Romagna la famiglia media paga 70 euro in più della media nazionale, fissata a 1.983 euro, ma la nostra regione ha registrato nell’ultimo anno il maggior incremento delle tasse locali, +10%, insieme alla Basilicata. Il federalismo fiscale, scrive il sole 24 ore che ha elaborato i dati di Banca d’Italia, è piuttosto pasticciato: ici-imu-tasi, l’imposta sulla casa, è cambiata più volte in pochi anni fino alla soppressione dell’imposta sulla prima casa, addizionali comunali e regionali sul reddito sono diverse in ogni città, le regioni hanno deciso ognuna per suo conto maggiorazioni sulle accise di benzina e gasolio. Ora però la legge di stabilità 2016 ha decretato, per quest’anno, di congelare il fisco locale: regioni e comuni non potranno inventare nuovi balzelli e nemmeno aumentare le aliquote rispetto all’anno scorso. Senza però le entrate dalla Tasi, lo Stato dovrà garantire 4 miliardi ai comuni, soldi necessari per i servizi come asili, case di riposo o servizi ai disabili. Insomma, un’autonomia finanziaria e tributaria degli enti locali sempre più a rischio, nonostante tasse e tributi degli enti territoriali rappresentino il 6,4% del prodotto interno lordo, 110 miliardi di euro

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