Regione-Barilla, nuova intesa sul grano


BOLOGNA, 14 DIC. 2011 – Un quarto del grano duro di alta qualità prodotto in Emilia-Romagna – pari a circa 90 mila tonnellate – andrà al Gruppo Barilla, grazie al patrocinio della Regione. Lo stabilisce un accordo relativo alla campagna cerealicola 2011-2012, che aumenta i volumi della precedente e innova il meccanismo di stabilizzazione dei prezzi di compravendita. L’intesa è stata firmata nella sede della Regione a Bologna – alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni – da Luca Virginio del Gruppo Barilla, Tiziano Disarò  della Società Produttori Sementi, Alberto Stefanati di Grandi Colture italiane, Angelo Barbieri di Cereali Emilia-Romagna e Consorzio Agrario di Parma e Paolino Fini della Società cooperativa Capa Ferrara.

Giunta al suo sesto rinnovo, l’intesa rappresenta un’esperienza di continuità e stabilità in un mercato dei cereali, soggetto negli ultimi anni a forti variazioni di prezzi che mettono in tensione tutta la filiera. L’obiettivo è il rilancio della coltivazione del grano duro di qualità dell’Emilia-Romagna, prodotto strategico dell’agro-industriale regionale che l’attuale accordo intende consolidare. L’accordo definisce infatti le condizioni per l’adesione al progetto per la coltivazione di grano duro di alta qualità nel territorio regionale, per il periodo di riferimento della campagna cerealicola 2011-12, prevedendo il rispetto di uno specifico disciplinare di coltivazione e conservazione basato sui principi della produzione integrata promossa dalla Regione. 

Tutto nasce dalla volontà condivisa di garantire la programmazione della produzione e delle consegne, e per far sì che il grano duro di alta qualità prodotto in regione possa essere un’alternativa competitiva ai grani di importazione. Questa esperienza vede la partecipazione attiva delle organizzazioni agricole a livello locale e nazionale, promuovendo l’integrazione con l’industria in un progetto di valorizzazione delle competenze di tutta la filiera del grano duro a partire dalla ricerca varietale fino alla produzione di pasta.

L’accordo prevede, inoltre, tre meccanismi di fissazione del prezzo di vendita, con una flessibilità che va incontro all’esigenza degli agricoltori di massimizzare l’utile, ridurre gli effetti negativi della volatilità dei prezzi e incentivare la coltivazione del grano duro con requisiti di alta qualità. 
Il primo meccanismo definisce il prezzo sulla base della quotazione della borsa merci di Bologna con l’aggiunta di premi specifici per la qualità del prodotto e per gli impegni previsti dal disciplinare di produzione e conservazione (fino a 35 euro/tonnellata); il secondo, basato sui costi di produzione, consente ai produttori di scegliere di vendere una quota della propria produzione (fino a un massimo del 40% del totale) ad un prezzo fisso precedentemente concordato (tale da garantire un profitto adeguato sui costi di coltivazione) oppure di limitare la volatilità facendo riferimento ad un intervallo di oscillazione (Cap&Floor). Infine, il terzo meccanismo si basa sul prezzo dei futures del grano tenero alla borsa merci di Parigi, a cui si aggiunge un premio legato al differenziale dei prezzi tra il grano duro e quello tenero sulla borsa merci di Bologna, per permettere coperture a lungo termine sia per chi vende sia per chi acquista.Nel dettaglio, il contratto si articola in singoli accordi firmati dal Gruppo Barilla e dai fornitori. A loro volta questi ultimi – OP Cereali Emilia Romagna, OP Grandi Colture Italiane, Consorzio agrario di Parma e Società Cooperativa Capa Ferrara – stipulano con i singoli agricoltori soci i contratti con gli impegni per la coltivazione e la valorizzazione del grano duro. La Società produttori sementi di Bologna, selezionatrice e costitutrice delle varietà identificate dal disciplinare, sviluppate con una attività di ricerca e sperimentazione in parte sostenuta anche dalla Regione, fornisce il seme necessario alle coltivazioni. Il contratto prevede, infatti, l’impegno a utilizzare principalmente determinate varietà (Normanno, Levante e Saragolla) adatte all’utilizzo dell’industria pastaria poiché in grado di fornire una qualità di glutine con caratteristiche superiori a quelle della media italiana.L’assessore Rabboni ha ricordato che l’Emilia-Romagna è la prima regione italiana per la produzione di cereali Autunno-Vernini, anche grazie a questo “accordo, che può costituire un modello per altre realtà dell’agricoltura”. Questo il suo valore aggiunto, ha spiegato l’assessore: “Oltre a contribuire a ridurre l’importazione di grano duro dall’estero, a garantire forniture di alta qualità ad un’azienda leader, a consentire la programmazione delle produzioni, l’intesa prevede meccanismi di stabilizzazione dei prezzi, in modo da contrastarne la volatilità e da renderli remunerativi per gli agricoltori. E’ questa, infatti, la grande questione di questi anni, su cui si sta confrontando anche l’Europa con la proposta di riforma della Pac”.

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