Reggio: un altro suicidio. In carcere si continua a morire


REGGIO EMILIA, 20 MAG. 2010 – Aldo Caselli, 44 anni, era da pochi giorni nel carcere di Reggio Emilia. Stanotte, tra le 22.30 e le 23, ha annodato le lenzuola alle sbarre della cella e con quelle si è impiccato. Secondo le stime del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il suo è il ventisettesimo suicidio dall’inizio dell’anno. Il secondo nell’istituto reggiano, dove il 27 marzo un altro detenuto aveva inalato il gas delle bombolette usato per cucinare e riscaldare cibi e bevande. Sempre a Reggio Emilia, nello stesso periodo, due internati avevano tentato il suicidio nell’ospedale psichiatrico giudiziario, dove ci sono più di 300 persone, ed erano stati salvati dalla polizia penitenziaria.  In un comunicato, il segretario generale aggiunto del Sappe – Sindacato autonomo polizia penitenziaria, Giovanni Battista Durante, ha sottolineato che l’agente della polizia penitenziaria in turno ieri sera nel carcere "é intervenuto prontamente, soccorrendo l’uomo che è stato visitato dai sanitari, ma non c’é stato niente da fare. A quell’ora c’era un solo agente che controllava due reparti a causa della cronica carenza di personale della polizia penitenziaria". A Reggio Emilia, dice ancora Durante, è prevista la presenza di 144 agenti, ma ce ne sono circa 110, mentre i detenuti sono circa 350, a fronte di una capienza di 160 posti detentivi."Sicuramente il sovraffollamento nelle carceri è drammatico, ma il suicidio di Aldo Caselli è una vicenda più complessa e che va ben al di là del numero di detenuti reclusi o degli organici penitenziari ridotti". A spiegarlo è il presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto. Caselli era stato arrestato altre volte per reati vari ed era tornato in carceri solo tre giorni fa, il 17 maggio scorso, dopo un periodo agli arresti domiciliari. Con problemi di tossicodipendenza e malato da tempo, era stato assegnato ad una struttura specialistica, la comunità terapeutica "Bellarosa" di Reggio Emilia, perchè il suo stato di salute era stato giudicato incompatibile con la detenzione. Poi però è stato fermato dai carabinieri perché sospettato di aver compiuto una rapina, armato di una mannaia, ad un ristorante di Castelnuovo di sotto."Tutti, o quasi, i gesti suicidari in carcere sono collegati al vissuto personale, familiare e giudiziario dei detenuti. La maggior parte di costoro provengono da esperienze di droga e da situazioni di instabilità affettiva e, spesso, anche psichica – sostiene Giovanni Battista Durante – Ciò però non esclude che la drammatica situazione delle carceri, dovuta proprio al sovraffollamento e alla carenza di personale di polizia penitenziaria e di altre figure professionali come educatori e psicologi, contribuisca e sia concausa dei gesti suicidari e, soprattutto, della impossibilità di attuare qualsiasi programma di prevenzione rispetto a tale drammatico fenomeno". A prescindere dai motivi di questo suicidio, infatti, sono ormai 76 i detenuti – in media uno ogni due giorni – morti nelle carceri dall’inizio dell’anno: 21 si sono impiccati, 6 per aver inalato gas, 49 per malattia. Lo afferma l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, che dopo i fatti di ieri sera ha aggiornato l’elenco dei deceduti. "Tra i 21 suicidi ‘certi’ – afferma in una nota – 5 avevano meno di 30 anni, 8 tra i 30 e i 40 anni, 4 tra i 40 e i 50 anni, 3 tra i 50 e i 60 anni, 1 più di 60 anni: 39 anni l’età media. 17 erano italiani e 4 stranieri". L’associazione sottolinea poi che lo scorso anno, dal primo gennaio al 20 maggio i detenuti suicidi furono 22, nello stesso periodo del 2008 15, nel 2007 13, nel 2006 20, nel 2005 18.

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