Reggio senza Bus


REGGIO EMILIA, 15 SET. 2009 – Il Bus non si ferma. Così si intitola un appello girato in forma di volantino, e anche online, in difesa di un istituto superiore, il Pascal di Reggio Emilia, che rischia l’anno prossimo di trovarsi con un volto totalmente diverso da quello che l’ha contraddistinto negli ultimi trent’anni. Bus è una sigla che sta per Biennio Unico Sperimentale, ovvero due anni uguali per tutti alla fine dei quali è possibile scegliere tra ben quattro indirizzi che “forniscono sia una formazione generale sia elementi di professionalità”, come si legge nel volantino. Un appello che ha raccolto più di duemila adesioni, molte arrivate da ex allievi dell’istituto, pronti a testimoniarne il livello di avanguardia nel panorama della scuola.Una situazione, quella del Pascal, che è paradossale, perché dopo tanti anni di sperimentazione (la dicitura della scuola è di “Istituto tecnico ad indirizzo sperimentale”), il rischio è di buttare via tutto. E questo proprio nel momento in cui sarebbe opportuno tirare le somme di tutta questa esperienza maturata, la quale potrebbe essere presa da modello dalla riforma delle superiori che partirà dal prossimo anno scolastico 2010-2011.Chi si trova a dirigere il Bus Pascal, invece, è oggi costretto a difendere col coltello fra i denti quanto di buono si può salvare dai tagli del ministro Gelmini. “Il tipo di struttura che abbiamo, dall’anno prossimo non ce l’avremo più di sicuro”, ci spiega il preside Marco Incerti Zambelli. “Verrà fatto però di tutto per mantenere le due caratteristiche fondamentali di questa scuola: la capacità orientativa del biennio, e il multi indirizzo”.Zambelli ci spiega che dopo trentacinque anni non si può più pretendere di avere una struttura ad hoc. “Il mondo cambia e ne prendiamo atto. Ma senza voler niente di diverso dalle altre scuole, chiediamo che ci vengano lasciati i quattro indirizzi. C’è l’impegno da parte nostra di continuare l’esperienza del Bus, che non si chiamerà più così, pur avendo a che fare, dal 2010-2011 con quadri orari diversi”.Sempre in anticipo sui tempi, si può dire che il Bus dalla sua nascita era già al passo con la normativa che ha portato l’obbligo di studio a 16 anni, proprio grazie all’ampia formazione di base nelle diverse aree dei saperi che viene offerta nel biennio. “L’altra esperienza che vorremmo continuare riguarda la ricerca didattica, il forte uso, cioè, dei laboratori e delle nuove metodologie dell’insegnamento che al Pascal vengono continuamente sperimentate”, continua Zambelli.Un problema che si vorrebbe risolvere è l’accesso al numero chiuso, che al Pascal avviene tramite sorteggio. Un’estrazione ponderata a seconda della provenienza territoriale in modo che tutte le zone della provincia possano avere accesso nella stessa misura alla scuola. “Quest’anno abbiamo avuto 360 iscrizioni in prima. Più del 40% degli iscritti sono stati lasciati a casa. E’ evidente che se non ci fosse stato il numero chiuso avremmo avuto bisogno di 5 aule in più, che sarebbero diventato 25 nel corso dei 5 anni”, spiega il preside.

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