Reggio-Parma-Piacenza, ipotesi di lavoro comune fra le 3 province emiliane


PARMA, 28 FEB. 2009 – Definire il ruolo delle Province, sebbene non sia avvenuta la necessaria riforma, attivando politiche comuni tra Reggio Emilia, Parma e Piacenza e affrontando in modo efficace la crisi economica in tutti quegli ambiti dove la normativa e le opportunità concedono spazi di aggregazione. Di questo si è parlato all’Hotel San Marco di Ponte Taro, in occasione del convegno organizzato dal Centro Ricerche politiche e sociali "Nuova Politica" dell’ex sindaco di Parma Elvio Ubaldi. Attraverso gli interventi di amministratori delle tre Province, di esperti di vari settori e dello stesso Ubaldi, si è ragionato sulla necessità di una programmazione territoriale sovraordinata di area vasta che riguardi certamente le infrastrutture – quindi viabilità e ferrovie locali – ma anche la possibile istituzione di un mercato unico del lavoro, una gestione comune delle risorse idriche, la fusione delle società esistenti per lo sviluppo e la promozione del territorio."Si tratta di temi sui quali la Provincia di Reggio, e la presidente Sonia Masini in particolare, sono impegnati da tempo", ha sottolineato intervenendo al convegno l’assessore Roberta Rivi, ricordando "gli stretti contatti avviati con la Provincia di Parma, l’accordo sottoscritto con Modena, i tanti nodi della viabilità – dalla via Emilia-bis alla Bretella Campogalliano-Sassuolo, all’utilizzo della linea storica ferroviaria una volta entrata a pieno regime l’Alta velocità – che già vedono al lavoro più Province, la stessa pianificazione del Ptcp di Reggio che pure va in questa direzione"."L’ipotesi di un lavoro comune fra le Province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, mi trova senz’altro d’accordo", ha commentato Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia di Parma. "Ottimizzare le risorse e lavorare su obiettivi comuni é una strada che la Provincia di Parma ha già iniziato a percorrere concretamente – ha aggiunto – siamo impegnati sulle politiche di area vasta e con progetti strategici come la Tibre. Siamo dunque disponibili a un confronto di merito e programmatico che, oltre al tema delle infrastrutture, riguardi anche le politiche della conoscenza. Penso in particolare a un rapporto forte fra le Università dell’area a sostegno dello sviluppo economico del nostro territorio, rafforzandone il potenziale di innovazione e qualificazione in particolare nel settore manifatturiero".

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