Reggio Emilia, valgono poco questi leghisti


REGGIO EMILIA, 10 GIU. 2009 – Degli zozzoni. Difficile definire in altro modo i simpatizzanti della Lega Nord che sabato notte hanno tappezzato di adesivi con lo stemma del partito i vetri della Gabella di via Roma. Pazienza per la violazione del silenzio elettorale, ma adesso ci vorranno un po’ di ore di lavoro per pulire gli aloni lasciati dagli sticker con la sagoma di Alberto da Giussano. E ci vorrà, magari, anche la pulivapor di qualcuno, visto che, si sa, quelli della Lega ce l’hanno duro (il collante). Di proprietà del Comune, la Gabella è un locale per giovani, ma non solo, fortemente voluto dall’amministrazione per rendere più frequentato dai cittadini un quartiere del centro densamente popolato da immigrati. I responsabili di “La Gabella”, l’associazione che gestisce lo spazio, attraverso una nota hanno spiegato come ritengano “doverosa una condanna da parte dei rappresentanti del movimento (della Lega Nord, ndr) di questo genere di iniziative che vanno oltre il rispetto e l’educazione”. Come dire che il leghista Alessandri, il candidato sindaco più votato a Reggio dopo Delrio, dovrebbe dare una strigliata ai propri fan imbrattatori.“Chi richiede ai cittadini stranieri il rispetto delle regole e dei comportamenti – continua a spiegare la nota – deve dare l’esempio ed essere capace di educare i propri sostenitori al rispetto delle medesime norme della buona creanza. Quando si parla di rispetto del centro storico, di luoghi privati e pubblici, è necessario da parte delle forze politiche, riuscire a dare il buon esempio per primi evitando appunto un attacchinaggio selvaggio che ‘Lega Nord – Bossi’ ha realizzato anche in altri luoghi della città senza permesso. Come Gabella non riconosciamo questo un atteggiamento degno delle tradizioni reggiane”.C’è poi un altro fatto, reso noto dai ragazzi della Gabella nello stesso comunicato, che spiega il clima vissuto dal locale negli ultimi mesi. Dall’inizio dell’anno cinque furti sono stati messi a segno al suo interno, con danni a porte e finestre e strumentazioni per l’audio, nonché cibi e bevande, che sono venute meno. Da subito sono stati in molti nel quartiere ad additare le responsabilità delle espropriazioni verso persone di origine straniera, magari di origine magrebina. Poco importa se tra gli oggetti sgraffignati c’erano un prosciutto e due salami. La nazionalità di chi compie il reato è sempre stata messa davanti, come importanza, al reato stesso. “Siamo ‘contenti’ di informare che da stamattina l’autore dei cinque furti ha un volto. Ed è un ragazzo italiano nato in Emilia Romagna.”, dice la nota della Gabella. Una notizia che è un dispetto a quella parte di reggiani che si sentirebbe più protetta da politici in camicia verde pronti a respingere tutti gli extracomunitari facendola finita una volta per tutte con la cultura dell’accoglienza che da sempre caratterizza l’Emilia-Romagna. Una parte che in questo periodo di dopo elezioni, a Reggio, potrebbe sentirsi più forte visto il 18% raccolto.Ma a far scendere dal Carroccio dei vincitori i militanti leghisti reggiani ci ha pensato subito il sindaco rieletto Graziano Delrio. “Il 18% non segna il vero valore della Lega”, ha commentato. “Sono vicini al 12%, il resto dei consensi l’hanno drenato dagli elettori del Pdl che non hanno voluto votare Filippi”. Una considerazione politica ma anche antropologica: perché valgono poco coloro che pensano sempre male dei migranti e, in aggiunta, insudiciano i luoghi pubblici.

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