Reggio Emilia, svendesi in blocco 7000 appartamenti


REGGIO EMILIA, 5 NOV. 2010 – Privatizzare i guadagni e collettivizzare le perdite. E’ il desiderio di tanti imprenditori italiani. Ad esserne stati contagiati sono ora gli edili di Reggio Emilia che hanno chiesto al Comune di comprare le loro case (settemila appartamenti) rimaste invendute da qualche anno a questa parte. Precisamente dai tempi in cui in diverse aree della prima periferia cittadina si è iniziato a costruire a più non posso, con interi quartieri che sono sorti nell’incredulità dei passanti. “Siamo cresciuti così tanto?”, si domandavano gli automobilisti scorrendo dinanzi a foreste di gru.Ma la colpa dell’invenduto, secondo gli imprenditori edili locali, che per affrontare il problema hanno formato un’associazione (la Aier), è sempre quella: la crisi. Che per loro ora significa crisi di liquidità. L’offerta fatta all’amministrazione comunale sarebbe a prezzo di costo. Un modo, per il Comune, di avere a disposizione subito alloggi popolari evitando al contempo di consumare altro territorio per costruire nuovi edifici destinate alle graduatorie di chi ha diritto a un tetto. Come dire, in un baleno gli edili, dopo aver approfittato di piani regolatori a dir poco aggressivi per il territorio, si trasformano in ecologisti. E dopo aver provato a vendere a cifre esorbitanti gli appartamenti, ora si preoccupano del problema casa per i meno abbienti. Addirittura ci sarebbe già un’assegnazione la liquidità in arrivo se l’operazione andasse in porto: investire nel ripristino dei palazzi del centro storico, che non si possono certo lasciare andare nell’incuria. Una via, quella del recupero, per i costruttori praticamente obbligata, visto che difficilmente, si spera, verranno altri anni di cementificazione sfrenata.Dalle facciate dei nobili edifici alla sfacciataggine degli edili il passo è breve. E non finisce lì. Per lunedì 15 novembre, i signori del mattone in mente di organizzare un sit in dinanzi all’Agenzia delle entrate. Perché a loro avviso non è giusto che il fisco vada a guardare col lanternino come si sono svolti i contratti di vendita delle abitazioni nel triennio 2005-2007. Secondo l’Agenzia i rogiti stipulati sono di importo inferiore ai mutui erogati. Ma il parere dell’Aier è che la differenza vada cercata nei conti correnti degli acquirenti e non in quelli della cerchia dei familiari dei costruttori. I quali, in molti casi, sono di origini calabresi, ed è risaputo che su questo punto, sul toccare la “famigghia”, ci sentano molto.

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