Reggio Emilia, lo Spi va a Congresso


REGGIO EMILIA, 23 FEB. 2010 – Il 2010, per "l’universo Cgil", è l’anno del Congresso. I vari pianeti che lo compongono sono chiamati a riunirsi, e il 25 e 26 febbraio sarà il turno del sindacato pensionati Spi Cgil di Reggio Emilia. Al Centro sociale Kaleidos di Poviglio si incontreranno oltre 250 persone, tra delegati e invitati, per il rinnovo degli incarichi e del gruppo dirigente che guiderà nei prossimi 4 anni l’organizzazione sindacale. Con i suoi 67mila iscritti, lo Spi rappresenta una parte consistente della Cgil reggiana, che conta 114mila tesserati. Ma nonostante l’alto tasso di sindacalizzazione dei pensionati della nostra provincia – 1 pensionato su 2 è iscritto alla Cgil – la partecipazione degli iscritti Spi all’attività Congressuale, pur essendo più alta rispetto al precedente Congresso, continua ad essere bassa. A Reggio Emilia hanno partecipato alle assemblee pre-congressuali circa 2mila pensionati e hanno votato per i documenti congressuali 4.857 iscritti. Secondo Maurizio Piccagli, segretario uscente di Spi Cgil, "bisogna ricercare le ragioni che portano a questo risultato, penalizzante per l’intero sistema Spi. Evidentemente le iniziative, le ricerche, le azioni, la formazione che abbiamo messo in campo sino ad ora non sono sufficienti a stimolare la partecipazione attiva dei nostri pensionati". La Cgil va a Congresso con due documenti contrapposti: da un lato quello che appoggia la mozione proposta dal segretario generale uscente Guglielmo Epifani, dall’altro quello che sostiene la mozione che vede come primo firmatario Domenico Moccia. Tra le varie categorie Cgil il sindacato pensionati SPI si presenta tra quelle che registrano il maggiore consenso sul documento di Epifani. Si è schierato con il Segretario generale uscente l’86,14% dei pensionati reggiani. Le percentuali di voto espresse nella Cgil di Reggio Emilia dall’insieme dei lavoratori e pensionati registrano invece il 60,99%  delle preferenze al documento di Moccia/Rinaldini e il 39,01% a quello di Epifani. Una posizione, quest’ultima, differente da quella espressa dalla Cgil a livello nazionale. Il Congresso Spi Cgil sarà impegnato a discutere sulle conseguenze della grave crisi economica e sociale del paese che colpisce in modo particolare i lavoratori e i pensionati. Le scelte del governo sono assolutamente inadeguate a dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini e della popolazione meno abbiente (in forte crescita), le scelte di politica economica e finanziaria non affrontano i nodi di questa crisi che viene enormemente sottovalutata. In materia di previdenza resta di grande attualità la necessità di un meccanismo di tutela adeguato al mantenimento del potere di acquisto delle pensioni e c’è bisogno di realizzare una rivalutazione delle pensioni estendendo il criterio della 14esima mensilità. Rimane poi irrisolto il problema del drenaggio fiscale sulle pensioni e più in generale resta da affrontare una riforma del fisco che non veda penalizzate le pensioni e il reddito da lavoro dipendente.  Occorre anche, per i lavoratori (futuri pensionati), modificare il sistema di calcolo delle pensioni attraverso la correzione dei coefficienti che permetta di mantenere la pensione pubblica al di sopra del 60% della retribuzione lavorativa. Anche la contrattazione sul territorio per Spi Cgil è molto importante. Il Segretario uscente Piccagli insiste sul modello partecipativo. "Occorre sviluppare sul territorio piattaforme, vertenze, iniziative in grado di costringere i nostri interlocutori, in particolare le pubbliche amministrazioni, a dare risposte concrete, adeguate" Restano infatti urgenti le risposte da dare in termini di welfare, sanità e di servizi sociali. "A Reggio Emilia – continua il Segretario uscente Spi Cgil Maurizio Piccagli – abbiamo denunciato la solitudine delle famiglie di fronte alla non autosufficienza, abbiamo spesso rivendicato un ruolo e una responsabilità anche nella presa in carico, oltre che nella continuità assistenziale del pubblico, più forte. Dobbiamo dire che i risultati sono stati troppo spesso deludenti. Nella nostra provincia continuiamo ad avere un servizio di assistenza domiciliare che rispetto ai paesi europei più evoluti (Germania, Francia, Olanda, ecc.) è ridicolo, direi umiliante. Così come sui posti letto in strutture protette per non autosufficienti i nostri numeri rispetto all’Europa sono impresentabili, e quando va bene sono la metà di quelli a disposizione dei cittadini degli altri paesi".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet