Reggio Emilia, l’agroalimentare si prepara per l’Expo


Unindustria Reggio Emilia si prepara a Expo 2015. Lo fa con il progetto “Would you like Reggio”s food?”, che coinvolge al momento 10 imprese del settore agroalimentare, promosso dall’associazione con il proprio gruppo alimentare. Si tratta di un percorso di internazionalizzazione che si concentra nel fornire alle aziende le informazioni per entrare nei mercati di Polonia, Inghilterra e Canada. Su questo tema lunedì 8 settembre si svolgerà nella sede di via Toschi un incontro con Roberto Lovato, dirigente dell’ufficio Agroalimentare e Vini di Ice, per illustrare l’andamento dell’export agroalimentare italiano sui principali mercati. Commentando il progetto, a cui è ancora possibile iscriversi, il presidente del gruppo agroalimentare di Unindustria, Fausto Papa, afferma: “Con questa importante iniziativa che abbiamo ideato, promosso e finanziato è nostra intenzione supportare le imprese del settore nell’apertura consapevole di nuovi sbocchi commerciali o nell’incremento di quei mercati dove attualmente le vendite sono ancora marginali o spot”. Il gruppo agroalimentare e l’area internazionalizzazione di Unindustria “hanno lavorato in maniera sinergica per articolare lo svolgimento e la conclusione del progetto in tempo utile affinchè i contatti, che mi auguro scaturiranno al termine del progetto, si possano sviluppare e coltivare durante l’Expo che inizierà a maggio 2015, favorendo così le occasioni di visite locali e creando una serie di opportunità per l’intero settore e sistema”, conclude Papa.

 
E rimanendo a Reggio Emilia, la Camera di Commercio ha diffuso i dati relativi al saldo tra iscrizioni e cessazioni delle imprese. E’ positivo per 69 unità, nel primo semestre 2014, il saldo fra le nuove imprese iscritte alla Camera di commercio di Reggio Emilia e quelle cancellate “non d”ufficio”, ovvero che hanno espresso la volontà di non proseguire l’attività. Lo rileva l’ufficio studi della Cciaa nell’analizzare i dati aggiornati del registro imprese, secondo cui a fine giugno si contano nella provincia reggiana 56.161 imprese. In particolare, nei primi sei mesi dell’anno, le iscrizioni sono state 2.193 (1.296 nel primo trimestre e 897 nel secondo), mentre le cessazioni non d’ufficio 2.124 (1.461 nel primo e 663 nel secondo), con un saldo positivo di 69 unità. E’ stata l”evoluzione del secondo trimestre (più 234 unità) che ha consentito non solo di recuperare le 165 aziende in meno del primo trimestre ma di riportare il trend del tessuto economico reggiano in positivo, anche se nei tradizionali comparti economici il numero delle nuove imprese è risultato inferiore a quelle cancellate. Analizzando i comparti infatti, si rileva un maggior numero di cessazioni non d’ufficio rispetto alle iscrizioni nei settori agricolo, manifatturiero, edile, del commercio, dei trasporti, dell’alloggio e ristorazione. Le iscrizioni superano invece le cessazioni per le attività di servizio alle imprese (servizi di informazione e comunicazione, finanziarie e assicurative, professionali, scientifiche e tecniche, noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese). “Dai dati- commentano dalla Cciaa- pare di desumere che sia in corso un riassestamento del tessuto imprenditoriale reggiano. Pur mantenendo consolidate le sue peculiarità, questo sembra infatti tendere ad indirizzarsi in modo più netto verso quelle attività di servizio di cui già in passato si rilevava un certo gap con economie anche vicine alla nostra”.

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