Reggio Emilia e Monghidoro le destinazioni dei profughi


28 MAR. 2011 – A Lampedusa l’emergenza dei profughi nordafricani si fa sempre più grave. Ma del piano nazionale per risolverla ancora non si sa nulla. O, meglio, si sa una proporzione: un immigrato ogni mille abitanti. Per l’Emilia-Romagna, dunque, si tratta di accogliere circa 500 persone in fuga da Tunisia e Libia. Una parte di loro potrebbe arrivare a Reggio Emilia, in un accampamento costruito per gli operai della Tav tra le frazioni di Villa Cella e Roncocesi. Ora l’area è affidata alla Croce Rossa Militare ed è stata indicata dalla protezione civile come idonea ad ospitare migranti in arrivo da Lampedusa.Nel gestire l’operazione anche il Comune dovrà fare la propria parte. Ma per il sindaco di Reggio Emilia ci sono delle condizioni da rispettare. Tra le principali c’è sapere quanto tempo durerà il piano e chi lo pagherà. "Servono garanzie precise – spiega il democratico Delrio – in termini di mezzi economici, di personale di vigilanza. Perché l’accoglienza va fatta, ma va fatta con intelligenza e buona organizzazione. Non pensando che i comuni siano in grado di sopportare, dopo tutti i tagli che abbiamo subito, anche un onere economico relativo a questa accoglienza."In una nota diffusa venerdì scorso, nella quale addirittura si invitava il governatore Errani a dire no al ministro Maroni nel caso di insufficienti garanzie nel piano, Delrio ha chiesto che anche le amministrazioni leghiste e di centro destra facciano la loro parte. "E’ chiaro che non può Milano dire ‘io non ci sto’, ‘sì ma non a casa mia’ – ha spiegato il primo cittadino -, perché non è serio. Non lo può dire Roma, e non lo può dire il Veneto".Un ‘No’ secco, invece, è proprio quello che si appresta a dire il sindaco di Monghidoro, piccolo comune sull’Appennino bolognese. Lì c’è un poligono militare che potrebbe ospitare altre persone ora ammassate in condizioni pietose a Lampedusa. Ma la scusa avanzata da Marino Lorenzini, primo cittadino eletto in una lista civica di centro destra, è che quella struttura non è mai entrata in funzione ed è totalmente abbandonata. "Al momento non c’è acqua, non c’è luce e non ci sono servizi. E’ una zona, una selva brulla, di spine e di rovi e alberi, non ci sono piazzole, e dunque non c’è neanche il modo di montare delle tende."

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