re30 /4/2011 – confcooperative re IL LAMBRUSCO PUò CRESCERE ANCORA ALL’ESTERO


REGGIO EMILIA 30 APRILE Sebbene il 2010 abbia registrato un ulteriore incremento delle esportazioni, che ha interessato il 90% delle imprese, il Lambrusco presenta ancora ampi margini di affermazione sullo scenario internazionale. Ma quali sono le condizioni per rafforzare il successo di una delle eccellenze locali che si è guadagnato sul campo (+6% nel 2010) il titolo di vino più venduto nella grande distribuzione?E’ di questo che si si è parlato ieri nel convegno promosso da Confcooperative Reggio Emilia“La questione – spiega il responsabile delle coop agricole ed agroalimentari di Confcooperative, Alberto Lasagni – si pone non solo in termini di aumento delle quantità esportate, ma anche, e forse oggi soprattutto, in materia di valorizzazione di un prodotto che deve ancora compiere il passaggio da vino locale ad eccellenza internazionale”.“Negli ultimi due anni – prosegue Lasagni – abbiamo registrato un buon incremento delle esportazioni, ad un ritmo superiore al 10% annuo: nonostante il buon recupero del 2010, l’incremento in valore non corrisponde però ai volumi, tanto che nel 2009 si è addirittura riscontrata una flessione, seguita ad un calo dei quantitativi registrato nel 2008”.“Sulle esportazioni, anche in virtù del progressivo calo dei consumi interni di vino – sottolinea l’esponente di Confcooperative – è in gioco buona parte del futuro del nostro prodotto, visto che l’estero assorbe oltre il 50% della produzione di Lambrusco, che a sua volta rappresenta la metà della produzione locale di vino: proprio da qui nasce la necessità di nuove azioni che incidano maggiormente sull’affermazione nei mercati internazionali e sulla penetrazione in nuove aree (oggi sono gli Usa ad assorbire il 70% del Lambrusco, seguiti da Germania e Brasile), offrendo maggiore stabilità ai redditi dei produttori”. “Più efficaci azioni sulle esportazioni – conclude Lasagni – possono tra l’altro consentire di contrastare meglio anche i fenomeni di imitazione che registriamo all’estero e che – al pari di quanto accade per il Parmigiano-Reggiano – caratterizzano il Lambrusco come il vino più imitato nel mondo”.INe hanno parlatoi Adriano Orsi, presidente nazionale del settore vitivinicolo di Confcooperative e presidente di Cavit, e di Emilio Pedron del Gruppo Italiano Vini.

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