UNIONCAMERE E-R: Reti di impresa, strumento per lo sviluppo


BOLOGNA 30 MAGGIO La formula dei “contratti di rete” si sta rivelando vincente per tre motivi: permette di avviare collaborazioni su programmi condivisi, consente agli attori economici ed alla pubblica amministrazione di valutare le iniziative e dà la possibilità di mantenere quell’autonomia imprenditoriale che è tratto caratteristico delle piccole e medie imprese. A tre anni dall’introduzione nell’ordinamento della disciplina specifica, il fenomeno “reti di imprese” in Emilia-Romagna “fattura” circa 940 milioni di euro e contribuisce con una quota del 7,4% ai 12,6 miliardi di euro di fatturato consolidato stimabili per le 305 reti (costituite da 1605 imprese) attive in ambito nazionale.La rete di imprese si basa su un contratto tra aziende che mettono in comune attività e risorse, al fine di essere più innovative e competitive nel mercato in cui operano: ecco perché può essere considerata una leva strategica per affrontare la crisi, in quanto consente di usufruire di economie di scala e di specializzazione. E’ quanto emerso nel workshop “Crescere e competere con il contratto di rete” che ha concluso il progetto di Unioncamere Emilia-Romagna realizzato con la collaborazione delle Associazioni di categoria e con il supporto scientifico di Universitas Mercatorum, nell’ambito dell’Accordo di Programma a livello nazionale stipulato tra il Ministero dello Sviluppo Economico e l’Unioncamere nazionale. Nell’ambito del progetto sono stati realizzati 19 studi di fattibilità e si è contributo alla sottoscrizione di cinque contratti di rete; altri sono in via di perfezionamento.“Abbiamo creduto fortemente e sostenuto fin dal principio il contratto di rete per le reali potenzialità dello strumento –dichiara Carlo Alberto Roncarati, presidente di Unioncamere Emilia-Romagna – e il raggiungimento di questo risultato è il segnale che le imprese vogliono reagire e che è possibile restituire vitalità al nostro sistema economico. E’ necessario – aggiunge Roncarati – non fermarsi adesso, ma continuare a lavorare insieme per rendere sempre più il contratto di rete strumento a misura di impresa, intervenendo nella semplificazione delle procedure e degli aspetti tributari, facilitando l’inclusione di imprese estere nelle reti e agevolando la partecipazione alle gare pubbliche come previsto dallo Statuto delle imprese”.La valorizzazione del tessuto produttivo regionale, composto da Pmi, può avvenire attraverso strumenti come il contratto di rete.“Il progetto per la promozione dei contratti di rete del sistema camerale regionale ha trovato positivo riscontro tra le imprese –sottolinea il segretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna, Ugo Girardi – Lo strumento ha fatto registrare un notevole sviluppo: alla metà di marzo 2012, i contratti di rete registrati presso il Registro Imprese delle Camere di commercio sono 305 e coinvolgono oltre 1.600 aziende in 19 diverse regioni. Nella graduatoria per regione -osserva Girardi – l’Emilia-Romagna è al secondo posto dopo la Lombardia. Si deve guardare alle reti puntando a fare alleanze oltre i confini regionali e nazionali e guardare al mercato europeo”.Il progetto del sistema camerale è un punto di avvio per un monitoraggio che sarà orientato ad informare anche sulle esperienze di contratti di rete in altre regioni, in una logica sempre più allargata e flessibile che si sta rafforzando.“Il contratto di rete va ulteriormente semplificato – ha sostenuto Romano Tiozzo, dirigente del Garante delle Micro e Pmi, Ministero dello Sviluppo Economico – attraverso l’utilizzo della firma digitale che è stata distribuita alle imprese. In questo modo si potrà consentire alle imprese di avere uno strumento ancora più flessibile ed adeguato alle loro esigenze, in modo tale da favorire anche le reti transnazionali e ridurre i costi”.“La Regione Emilia-Romagna – ha ricordato l’assessore regionale alle attività produttive, Gian Carlo Muzzarelli – si è impegnata sul tema attraverso lo strumento dei bandi che hanno avuto un notevole riscontro. Va portata avanti una cultura di rete che permetta alle imprese anche di superare il confine nazionale, mantenendo il cuore e la testa della produzione sul territorio e all’estero altri segmenti di attività”.

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