CONFCOOPERATIVE REGGIO EMILIA SPENDING REVIEW: COOP SOCIALI, ALLARME SUI CONTRATTI GIA’ IN ESSERE


REGGIO EMILIA 28 AGOSTO Un sospiro di sollievo da una parte, ma dall’altra una situazione di forte allarme: la cooperazione sociale reggiana guarda così alle nuove norme riguardanti la revisione della spesa pubblica.“In sede di conversione del decreto legge – sottolinea il direttore di Confcooperative, Giovanni Teneggi – siamo riusciti ad ottenere il mantenimento di forme di contrattazione e di convenzionamento con le pubbliche amministrazioni diverse da quelle rappresentate dalle gare d’appalto, che secondo il primo testo sarebbero state le uniche praticabili, con un gravissimo pregiudizio non solo per l’attività delle cooperative, ma anche per la qualità dei servizi offerti a persone e famiglie”.“A questa ragione di soddisfazione, legata alla salvaguardia di un grande patrimonio di relazioni con le pubbliche amministrazioni e con la comunità locale – prosegue Teneggi – si associa però un grave motivo di allarme per le nostre imprese, con rischi di perdite già sui contratti in essere”.“I cosiddetti “tagli lineari” – spiega il direttore di Confcooperative – portano infatti a decretare, in campo sanitario, un taglio obbligatorio del 5% sui contratti già stipulati per la fornitura di servizi e beni (esclusi i farmaci), coinvolgendo in tal modo tante cooperative sociali, ma anche altre imprese che hanno relazioni con aziende ed enti del Servizio Sanitario Nazionale”.“Un’interpretazione letterale che volesse assegnare alla disposizione un’efficacia immediata di riduzione dei prezzi – prosegue Teneggi – presta sicuramente il fianco a pesanti dubbi di legittimità costituzionale e comunitaria ed è in contrasto con il processo di standardizzazione dei prezzi, che impone sì una rinegoziazione, ma non determina l’entità dei prezzi stessi; ciò nonostante, il rischio è che questa strada dei tagli venga intrapresa da aziende ed enti della sanità pubblica, con ripercussioni gravissime soprattutto sui livelli occupazionali, visto che i costi dei servizi resi dalle cooperative si legano in modo rilevantissimo proprio al personale”.Da Confcooperative (che associa 86 cooperative sociali con quasi 3.000 soci, poco meno di 2.000 occupati e un fatturato che sfiora gli 85 milioni), l’appello immediato agli enti pubblici a scongiurare questo rischio, anche alla luce dei dubbi sulla incostituzionalità della norma, ma anche un invito più ampio.“Formalizzeremo tempestivamente – afferma il direttore di Confcooperative – la richiesta di un confronto non solo su una norma che, in questi termini, sancirebbe il collasso di tante imprese che già scontano fortissimi ritardi in materia di pagamenti e si accollano pesanti oneri finanziari, ma anche su altre questioni che riguardano, ad esempio, un’organizzazione degli appalti che finalmente riconosce virtuosa e favorisce la partecipazione delle piccole e medie imprese, aprendo così la possibilità di un più solido legame delle strutture pubbliche con le imprese locali, troppo spesso penalizzate da forme di dumping contrattuale e da distorsioni di mercato che si ripercuotono sull’occupazione”.“L’obiettivo – conclude Teneggi – è quello di un lavoro comune per individuare quali siano le modalità di erogazione dei servizi e di crescita delle responsabilità gestionali e di progettazione del privato sociale professionalizzato e organizzato: due azioni che, insieme, possono consentire di salvaguardare i servizi e di generare risparmi per la pubblica amministrazione che possono essere anche superiori a quel 5% di tagli lineari che oggi metterebbero a rischio la sopravvivenza di tante imprese”.

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