CCIAA: BRUSCA FRENATA PER L’ECONOMIA REGGIANA


REGGIO EMILIA 27 AGOSTO Nubi nere continuano ad addensarsi all’orizzonte dell’economia reggiana.Infatti, le previsioni di miglioramento auspicate dagli imprenditori della provincia di Reggio Emilia per il secondo trimestre del 2012 non hanno trovato riscontro nella realtà dei fatti. L’economia provinciale, che sembrava avviata ad una lenta ripresa, ha subìto, invece, una brusca frenata a causa del terremoto di fine maggio che ha vanificato gli sforzi compiuti dalle imprese insediate nell’area interessata dal sisma; aziende che rappresentano un quinto del totale provinciale.Per il terzo trimestre 2012 le aspettative degli imprenditori sono ulteriormente negative rispetto alla situazione rilevata.E’ questo lo scenario preoccupante che emerge dall’indagine congiunturale riferita al 2° trimestre 2012, elaborata dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia, con la quale si è cercato di evitare, per quanto possibile, il fastidio statistico alle aziende insediate nei comuni maggiormente colpiti dal sisma.Dunque, da ottobre 2011 a giugno 2012 si è registrato un deciso e crescente andamento negativo.Dopo la flessione dello 0,9% del primo trimestre 2012, nel secondo trimestre la produzione è infatti calata dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2011. Il fatturato registra un calo dell’1,8% (era -0,6% nel trimestre passato) e gli ordini raggiungono addirittura il -4,2% contro il -0,5% di gennaio-marzo. Invece, rimangono ancora in territorio positivo – in controtendenza rispetto al dato nazionale – il fatturato estero (+4,9%) e gli ordinativi esteri (+3,7%).Altro segnale di speranza: il settore metalmeccanico, che aveva risentito per primo della crisi economica tuttora in atto, è quello che, grazie ad un elevato grado di apertura all’export, sta reagendo meglio al perdurare dell’avversa congiuntura. Tutti gli indicatori analizzati presentano segno positivo: produzione +0,9%, fatturato totale +0,6%, fatturato estero +8,5%, ordinativi estero +5,8%; unica nota negativa gli ordinativi totali che registrano un -3,8% influenzati dall’andamento della domanda interna.In lieve aumento anche la produzione del settore elettrico-elettronico (+0,8%).Focalizzando l’attenzione sui mercati esteri si registrano andamenti positivi per altri settori coinvolti nell’indagine. In crescita il fatturato sia del sistema-moda (+0,3%) che delle “altre industrie manifatturiere” (+2,6%); quest’ultimo aggregato mostra un +0,8% negli ordinativi, positivi anche per l’alimentare (+1,9%) e l’elettrico-elettronico (+2,6%).La maggior parte degli indicatori oggetto d’indagine risulta in flessione per buona parte dei settori, in alcuni casi anche in misura rilevante come per le materie plastiche che mostrano variazioni negative che vanno dal -3,2% del fatturato estero al -8,1% della produzione. Per l’abbigliamento la produzione è in calo dell’8,1%, il fatturato del 5,8% e gli ordinativi dell’8,7%, così come l’alimentare, rispettivamente -0,5%, -2,4% e -1,5%. Negativi tutti gli indicatori per il settore ceramico.Negativo l’andamento della produzione per tutte le classi dimensionali delle imprese. Nel secondo trimestre, infatti, si registrano variazioni negative che vanno da un massimo del -3% per le aziende con un massimo di nove dipendenti ad un minimo del -0,7% per quelle della classe 10-49 dipendenti passando da un -1,3% per quelle con oltre 50 dipendenti.L’artigianato ancora una volta risente più dell’industria nel suo complesso della difficile situazione economica. In flessione, rispetto al secondo trimestre 2011, sia la produzione (-3,5%), che il fatturato (-5,3%) che gli ordini (-5,1%); risultano per contro positive e in linea con il dato totale, le variazioni percentuali degli indicatori esteri: fatturato +3,8% e ordini +3,7%.“Proprio per aiutare le imprese messe ancor più in ginocchio dagli eventi sismici la Camera di Commercio – afferma il Presidente dell’Ente Enrico Bini – metterà a disposizione delle aziende reggiane colpite dal terremoto circa un milione di euro”.“L’erogazione dei primi di 200mila euro è già stata deliberata – prosegue Bini – e andrà a coprire sino al 50% (con un massimo di 4.000 euro per azienda) delle spese sostenute per le perizie sui danni e per le certificazioni di agibilità sismica”.

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