CANTINE RIUNITE & CIV CON IL GIV SVETTA NELLA CLASSIFICA DEI VINI DI MEDIOBANCA


CAMPEGINE 27 MARZO Poche sorprese nella graduatoria stilata da Mediobanca sulla base dei bilanci 2011 di 107 principali aziende vinicole con un fatturato superiore ai 25 milioni di euro: c’è sempre al primo posto Cantine Riunite-Giv con oltre 500 milioni di fatturato che valgono un aumento dell’11,4% sul 2010. Tradotto in bottiglie sono 199.000.000.Il Gruppo italiano vini ha appena costituito Shanghai Giv in Cina (con a capo un manager francese) e stabilito il primo canale di penetrazione diretta nell’immenso paese asiatico. Nel contempo il gruppo cooperativo chiude il bilancio 2011 con un balzo dei ricavi consolidati a 368 milioni (57% all’export), in netta crescita sui 328 del 2010. «Le stime – osserva Corrado Casoli, presidente di Giv – indicano che entro un quadriennio i consumi cinesi di vino balzeranno di oltre il 50% a 240 milioni di casse». Per ora però il grande mercato di sbocco per Giv rimane il Nord America che genera circa un terzo del fatturato consolidato.Il gruppo guidato da Corrado Casoli è seguito a distanza da un’altra cooperativa, Caviro, con 247 milioni (50milioni di bottiglie).Le altre “grandi”, per modo di dire , sono una decina e sono tutte sotto i 200 milioni di euro di fatturato.Per quest’anno quasi tutte le cantine, con Giv che consolida la sua leadership, prevedono di non subire cali del giro d’affari.Complessivamente guardando solo ai valori di libro, sulla base del patrimonio netto 2010, l’intero campione è valutato circa 3 miliardi di euro, una somma che non rispecchia però il reale valore di molti asset, a partire dai terreni, in capo alle aziende.Più ricavi ma una redditività ancora contenuta, inferiore a quella del settore beverage globale, per il settore vinicolo italiano.Leggendo l’accurata analisi che l’ufficio studi di Medidobanca dedica con cadenza annuale al vino made in Italy, emergono spunti interessanti sul fronte dei ricavi, saliti del 9,2% nel 2011, meglio dei competitor europei, ma una capacità di generare utili inferiore alla media del settore.I ricavi sono sostenuti da una crescita di 11,5% dell’export, sopra livelli pre-crisi del 2008. Nel complesso, oltre il 90% delle 107 aziende del settore prese in esame ha visto crescere i suoi ricavi lo scorso anno abbinando alla qualità del prodotto la capacità di penetrare sui mercati esteri.Le esportazioni nel 2011 sono salite del 13,8% in valore, dato che testimonia una certa capacità del settore di agire sulla leva prezzo. Si rivolgono per oltre la metà all’Unione Europea ementre al Nord America è collocato il 33,4% dell’export.Buone le aspettative per il 2012: il 93% delle aziende interpellate prevede di non subire un calo delle vendite; il 59% si spinge a prevedere un aumento dei ricavi superiore al 3%. Oltre il 94% prevede inoltre di aumentare le esportazioni.Circa il gli utili, nel 2010 il margine operativo netto su fatturato è migliorato a 5,6% da 4,6% nel 2009, un livello sempre inferiore ai valori massimi del 2006. Il risultato corrente è invece migliorato sopra i livelli del 2007 grazie alla riduzione degli oneri finanziari seguita alla caduta dei tassi di interesse.Guardando ai dati dal 2006, si registra una perdita complessiva di competitività, con il valore aggiunto procapite salito di 3,9% a fronte di un incremento del costo del lavoro per dipendente del 16%.Sia per politica commerciale che per investimenti e capacità di produrre valore, lo studio delinea una demarcazione fra le aziende del settore a carattere cooperativo (in generale meno patrimonializzate, meno propense alle esportazioni e meno redditizie) e le private, più dinamiche e profittevoli.Anche nell’ultima analisi i produttori di spumanti si confermano migliori rispetto al campione per redditività e struttura patrimoniale.

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