SUINI- SI E’ SVOLTA L’ASSEMBLEA ANAS


REGGIO EMILIA 24 GIUGNO Il presidente Cristini ha sottolineato che da troppi anni la suinicoltura deve fare i conti con una congiuntura economica sfavorevole. Le migliori quotazioni del 2012 sono state annullate prima dall’aumento dei costi di produzione e successivamente dal pessimo andamento del mercato nei primi mesi del 2013. Inoltre, la difficoltà di accedere al credito bancario sta determinando una situazione non più sostenibile per i suinicoltori italiani. Queste circostanze, unitamente agli impegni necessari per l’adeguamento degli allevamenti alle nuove norme sul benessere, stanno accelerando il processo di contrazione della capacità produttiva nazionale: nel 2012 la consistenza del parco scrofe nazionale è calata del 12% circa rispetto al 2011. Si tratta di un dato estremamente indicativo che lascia spazio ad una riflessione: il protrarsi di questa situazione potrebbe alterare alcuni asset fondamentali della nostra suinicoltura, come quello delle produzioni tutelate che necessitano di suini nati ed allevati in Italia e che rappresentano circa il 70% della produzione interna. Il mantenimento della capacità di produrre suini con le caratteristiche qualitative necessarie per i prodotti DOP è un must irrinunciabile. ANAS è impegnata nella difesa e nello sviluppo di questo sistema: in particolare con la ricerca genetica e l’attuazione di un programma di selezione originale che ha permesso la costituzione di razze italiane specializzate per la produzione del suino pesante di qualità. Cristini ha precisato che la tenuta della suinicoltura italiana non può prescindere da una maggiore differenziazione produttiva e qualitativa di cui la genetica italiana ANAS è un fattore determinante. Il rafforzamento delle caratteristiche distintive delle nostre produzioni è una via obbligata per sottrarci alla logica del livellamento in basso di qualità e prezzo. Inoltre, secondo Cristini è urgente un’approfondita riflessione sul modello di filiera: “rileviamo che il ruolo dell’allevamento è sempre più marginalizzato e ridotto a mero fornitore di materia prima con ridotta forza contrattuale. La difesa della redditività dei nostri allevamenti richiede un nuovo e più attivo coinvolgimento degli imprenditori agricoli nei processi di valorizzazione dei prodotti derivati dalle carni suine italiane”.

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