CONFCOOPERATIVE REGGIO EMILIA: AGROALIMENTARE TRA CRISI E RIPRESA. OMBRE SUL FUTURO PER FORMAGGIO E CREDITO


REGGIO EMILIA 23 FEBBRAIO Segnato dapprima da una forte sofferenza, si è chiuso in netta ripresa l’ultimo quadriennio vissuto dalla cooperazione agricola e agroalimentare di Confcooperative: il dato è emerso dall’assemblea delle imprese aderenti alla centrale cooperativa, il terzo confronto (dopo lavoro e servizi e solidarietà sociale) nella marcia di avvicinamento all’assemblea congressuale quadriennale dell’organizzazione, in programma il 9 marzo.“L’anno più nero per il comparto – ha sottolineato il presidente della Federazione delle coop agricole ed agroalimentari di Confcooperative, Matteo Caramaschi, affiancato in assemblea dai presidenti del settore lattiero-caseario, Alessandro Bezzi, e del vitivinicolo, Davide Frascari – è stato il 2008, segnato da un drastico calo dei fatturati nel settore vitivinicolo (-36%, con un –23% sui prezzi) e quotazioni (7,40 euro/kg) vicine ai minimi storici per il Parmigiano-Reggiano”. “Le conseguenze – ha osservato Caramaschi – in quei 12 mesi si sono avvertite anche sul piano occupazionale (100 occupati in meno in un solo anno) e sulla stabilità delle aziende dei produttori associati in cooperativa, che hanno registrato una flessione”.Ma il vento, poi, è cambiato. “Il quadriennio .- ha spiegato Caramaschi – si è chiuso all’insegna della ripresa: gli occupati sono tornati a salire (116 unità in più nell’ultimo biennio, per un totale prossimo ai 1.050 addetti) e il fatturato ha superato i 900 milioni nel 2011 rispetto ai 713 del 2008”.“Questa più favorevole situazione – ha osservato il presidente della Federazione delle coop agricole ed agroalimentari di Confcooperative – non deve però indurre ad abbassare la guardia; la forte instabilità che continua a segnare il comparto lattiero-caseario e l’andamento ancora insoddisfacente delle quotazioni dei vini, che non garantiscono redditività, vanno a maggior ragione affrontate con scelte strategiche che possano contrastare una instabilità nemica degli investimenti di lungo periodo che l’agroalimentare richiede”.“Ormai completato il grande processo di integrazione tra le strutture cooperative di trasformazione, oggi – ha spiegato Caramaschi – l’esigenza è quella di integrare maggiormente alcune attività: la ricerca nell’innovazione di prodotto e nella ricerca di nuovi mercati, la commercializzazione dei prodotti, puntando contemporaneamente ad accrescere ancora l’efficienza e l’ammodernamento delle strutture con politiche di investimento che seguano le logiche dei progetti di filiera”. “Nel lattiero-caseario – ha proseguito Caramaschi – è poi più che urgente un governo della produzione che la leghi più saldamente al mercato: l’incremento produttivo del 2011, pari al 7,1%, è troppo distante dagli obiettivi indicati dai piani produttivi del Consorzio di tutela per non essere fonte di nuove preoccupazioni sul futuro, peraltro alimentate da segnali di incremento delle scorte e da quotazioni il cui ribasso potrebbe non corrispondere ad un semplice assestamento”.E proprio sul governo delle produzioni – ora reso possibile anche dall’approvazione del pacchetto latte da parte del Parlamento Europeo – ha espresso in assemblea forti sollecitazioni il presidente di Confcooperative, Giuseppe Alai, che ha allargato il campo delle aree da vigilare anche al credito. Il buon andamento del mercato nell’ultimo biennio – ha detto Alai – ha in buona parte salvaguardato le imprese dal ricorso al sistema bancario, ma occorre essere consapevoli che se si manifestassero nuovi segnali di crisi avremmo la sicura aggravante di una carenza di liquidità che non sarebbe facilmente compensabile con il ricorso a linee di credito sempre più difficili da aprire.

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