INDUSTRIALI REGGIO EMILIA INDAGINE CONGIUNTURALE: CONSUNTIVO 1° TRIMESTRE – PREVISIONI 2° TRIMESTRE 2012


REGGIO EMILIA 21 MAGGIO Nei primi mesi del 2012, la crescita mondiale ha perso vigore. L’espansione della domanda aggregata nei paesi avanzati è stata frenata dal processo di riduzione del debito. I paesi emergenti, pur continuando a trainare l’economia mondiale, sono cresciuti a un tasso più contenuto.Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, nel 2012 la ripresa sarebbe modesta ed eterogenea tra paesi, indebolita dal calo dell’attività nell’area euro e dal rallentamento nei paesi emergenti. Sulle prospettive di crescita pesano numerosi fattori di incertezza, riconducibili principalmente al riacutizzarsi delle turbolenze dei debiti sovrani nell’area euro e alle tensioni sui mercati finanziari.Per quanto riguarda l’andamento economico della provincia di Reggio Emilia, dopo alcuni segnali di recupero che si erano susseguiti lungo il 2011, l’anno si è chiuso in decelerazione e anche i primi mesi del 2012 sono stati caratterizzati da una fase di stagnazione, sebbene si rilevi una certa frammentazione dei risultati sulla base dei mercati di sbocco di prodotti e servizi. Pesa negativamente sulle performance delle imprese reggiane la perdurante difficoltà di spesa di famiglie e imprese. In presenza di ampi margini di capacità produttiva inutilizzata, gli investimenti sono frenati dalla debolezza della domanda interna e dalle tensioni, ancora presenti, sulle condizioni di finanziamento delle imprese. Mentre i consumi delle famiglie sono frenati dalla debolezza del reddito disponibile e dalle incerte prospettive del mercato del lavoro.Rimangono, invece, traino per l’economia gli ordinativi esteri provenienti in particolare dai paesi emergenti, che hanno risentito della crisi solo marginalmente. E’ necessario in questa ottica incrementare ulteriormente gli sforzi per essere presenti in questi paesi con i propri prodotti e servizi in modo da compensare le perdite registrate sul mercato nazionale ed europeo.Nella media del primo trimestre 2012, la produzione industriale è cresciuta del 4,9%. Le performance migliori sono state registrate dalle imprese che stanno orientando i loro prodotti verso nuovi mercati extra-europei o che operano in particolari nicchie produttive altamente tecnologiche. Per contro risultano in maggior sofferenza le produzioni destinate al mercato nazionale. L’andamento delle vendite è stato caratterizzato da una progressiva riduzione dell’intensità delle variazioni positive e da una sensibile flessione nell’ultimo trimestre. Tale dinamica ha riguardato sia il mercato interno sia il mercato estero: il primo è cresciuto di poco più del 3% mentre, il secondo con un 6,2%.L’occupazione ha mostrato una dinamica lievemente positiva: nel primo trimestre 2012 il numero di occupati è aumentato dello 0,9%. Per i prossimi mesi le prospettive delle imprese si mantengono cautelativamente conservative: il 53% delle imprese intervistate non prevede mutamenti nel breve periodo nella produzione, il 22% attende una crescita dei livelli produttivi e il 25% una loro riduzione. Le previsioni a breve termine sull’andamento dell’attività economica restano circondate da un elevato grado di incertezza, aggravato dall’acuirsi della crisi greca e dal rischio di tenuta dell’euro. La possibilità che una ripresa prenda avvio dalla fine dell’anno e si rafforzi nel 2013 dipende soprattutto dagli andamenti dei mercati finanziari e dall’evoluzione che avrà la situazione in Grecia. Il rischio di un default finanziario di Atene, infatti, disegna scenari preoccupanti per l’economia globale, con ricadute di cui non è possibile prevedere la portata. «La crisi non è alle nostre spalle. Le imponenti manovre correttive condizionano le prospettive di crescita proprio nei paesi più in difficoltà sui mercati finanziari, tra cui il nostro. E’ urgente – commenta Stefano Landi, Presidente di Industriali Reggio Emilia – procedere con il taglio alla spesa pubblica improduttiva tramite una seria spending review per abbassare la pressione fiscale su imprese e lavoratori, cioè su chi tiene in piedi il Paese producendo ogni giorno ricchezza. Solo imboccando una strada virtuosa fatta di controllo dei conti pubblici, si possono liberare le risorse necessarie per sostenere la crescita. Per ridare ossigeno alle imprese è necessario tornare ad investire in infrastrutture produttive e liberare dai vincoli del patto di stabilità le amministrazioni virtuose».Di fronte al quadro di estrema incertezza che caratterizza lo scenario economico, la dinamica del portafoglio ordini evidenzia una flessione e continua ad essere trainata dagli ordinativi esteri che fanno segnare un risultato migliore rispetto a quelli interni: il 22% delle imprese intervistate si attende una crescita degli ordini complessivi, mentre il 30% ne prevede una contrazione, esito delle diverse dinamiche degli ordini interni ed esteri. Il mercato del lavoro riflette gli andamenti dell’economia ed i fattori di rischio che pesano sulla crescita hanno ripercussioni anche sulle previsioni delle imprese intervistate. Il saldo complessivo tra segnalazioni di aumento e diminuzione è negativo (-13) e in peggioramento rispetto alla precedente rilevazione (+9).«Oggi, le imprese sono strette in una morsa costituita da politiche creditizie ingiustificatamente restrittive, che stanno generando pesanti conseguenze sugli equilibri finanziari delle aziende e dai ritardi dei pagamenti, specie da parte delle Pubbliche amministrazioni. Il perdurare di questa situazione suscita forti preoccupazioni, la carenza di liquidità e di credito infatti è uno dei principali fattori di freno alle imprese italiane: oltre ad ostacolarne l’attività, ne penalizzano la competitività rispetto alle aziende straniere. Se vogliamo mantenere un forte settore produttivo manifatturiero – unico vero agente di crescita ed occupazione – è urgente l’adozione di politiche creditizie molto più favorevoli delle attuali nei confronti delle imprese per fornire risorse utili a sostenerle nei loro percorsi di crescita e di rafforzamento del business».

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