CNA REGGIO EMILIA-DOVE SONO FINITI I MILIARDI DELLA BCE ALLE BANCHE?


REGGIO EMILIA 2 APRILE Premesso che le operazioni fatte nelle ultime settimane hanno contribuito ad affrontare la crisi dei conti dello Stato, a consolidare il patrimonio delle banche e a razionalizzare le loro strutture in un momento difficile in cui il rischio degli istituti di credito è cresciuto a dismisura, e premesso che è doveroso riconoscere alle banche italiane una solidità maggiore dei loro colleghi di altri paesi, CNA Reggio Emilia vuole riportare l’attenzione sull’economia reale, sul tema dell’accesso al credito che rimane un’utopia per la maggior parte dei piccoli e medi imprenditori, e pone un interrogativo chiave.“La nostra domanda riguarda i miliardi che la BCE ha prestato alle banche italiane al tasso dell’1% a fine dicembre e a fine febbraio: che fine hanno fatto? – chiede il presidente provinciale di CNA Reggio Emilia Tristano Mussini – stiamo parlando di un’iniezione di liquidità di svariati miliardi di euro che ben poche ricadute concrete ha avuto sulle imprese e sulle famiglie. Tra fine dicembre e fine gennaio gli istituti di credito hanno acquistato titoli per circa 69 miliardi, tra titoli di stato e bond bancari, più dell’incasso netto di 60 miliardi netti derivante dalla prima erogazione delle BCE: queste somme non devono essere utilizzate per fare speculazione, ma per rilanciare l’economia. Poche settimane fa è avvenuta la seconda iniezione di liquidità. Cosa si pensa di fare?”.I dati diffusi da ABI evidenziano che la raccolta bancaria fra novembre 2011 e gennaio 2012 è aumentata di 13 miliardi. La dinamica del monte prestiti del sistema bancario italiano è passata da 915 miliardi a novembre 2011 a 899 miliardi a fine gennaio 2012 (dati della Banca d’Italia), in sostanza, alle Imprese e in misura minore alle famiglie sono venuti a mancare 18 miliardi di risorse. Nello stesso periodo i tassi reali praticati dalle banche alle imprese sono cresciuti in maniera considerevole, almeno + 40%. Secondo CNA si poteva fare meglio utilizzando almeno una parte di quelle maggiori risorse per l’economia reale, contenendo l’aumento reale del costo del denaro, ad esempio. Come detto, la seconda operazione della BCE ha portato alle banche italiane altri 80 miliardi netti sempre al tasso dell’1%. Qualcuno dirà che è troppo presto per sapere come saranno utilizzati, ma l’emergenza liquidità delle aziende ha oltrepassato il livello di guardia. Se non saranno immessi in circolo denari, questa volta si rischia il default: ad oggi la situazione reale è che non ci sono soldi, anche le aziende che lavorano sono in difficoltà perché nessuno paga, mentre i costi fissi e la tassazione aumentano!. “Ci aspettiamo che le banche reggiane che hanno ricevuto i soldi della BCE non abbiano solo attenzione per i propri bilanci ma dimostrino di voler fare qualcosa di concreto per il sistema produttivo provinciale – conclude Mussini – l’atteggiamento corporativo (emblematica la reazione dei vertici dell’ABI alle norme che cancellavano le commissioni disponibilità fondi e l’onerosità dei conti correnti per i pensionati) del sistema bancario non è più accettabile a fronte dell’emergenza che cresce giorno dopo giorno in aziende potenzialmente sane ma “strangolate” dalla mancanza di liquidità: oggi CNA non ufficializza solo la sua preoccupazione ma lancia un vero e proprio grido d’allarme perché al nostro osservatorio di Associazione che rappresenta oltre 10mila piccole imprese risulta evidente che molti imprenditori sono allo stremo: c’è chi chiude, c’è chi viene messo in ginocchio da un semplice furto e c’è chi da vita a gesti estremi. In ogni caso il prezzo pagato è troppo alto, sia per i diretti interessati che per la nostra comunità che rischia di uscire di molto impoverita da questa situazione”.

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