CONFCOOPERATIVE REGGIO EMILIA: IMPRESE SENZA LIQUIDITA’


REGGIO EMILIA 16 MAGGIO “Il prolungamento delle scadenze per la moratoria sui debiti delle Pmi è positivo perché può alleggerire il peso delle rate di rientro, ma oggi il problema primario è quello di allentare la tensione che si riscontra sia sul fronte della liquidità delle aziende che nel rapporto tra banche e imprese”.All’indomani dell’accordo tra Abi e Cassa depositi e prestiti, che ha messo a disposizione delle banche un miliardo per consentire alle imprese di allungare la moratoria senza un aumento dei tassi originariamente stabiliti, Confcooperative esprime soddisfazione, ma contemporaneamente pone l’accento su difficoltà ben più ampie che riguardano il mondo imprenditoriale sul versante creditizio e finanziario.“Sebbene in Italia abbiano fatto ricorso alla moratoria quasi 240.000 imprese – sottolinea il direttore di Confcooperative, Giovanni Teneggi – nella nostra provincia la situazione appare piuttosto circoscritta e riguarda poche imprese cooperative: ben più diffuso è invece il problema della liquidità, tanto che l’ultima indagine congiunturale sulle nostre imprese evidenziava, in un solo quadrimestre, un aumento delle difficoltà a carico del 33,3% delle cooperative, nonostante il fatturato apparisse in crescita per il 75% delle imprese dell’agroalimentare, per il 33% di quelle operanti nel lavoro e servizi e per il 50% di quelle sociali”.“A giorni – prosegue il direttore di Confcooperative – avremo l’elaborazione completa dei dati riferiti al primo quadrimestre 2011 e alle previsioni da qui a fine agosto, ma i primi valori indicano un ulteriore peggioramento della liquidità, un irrigidimento del sistema di credito nella concessione di linee di finanziamento per gli investimenti ed un peggioramento delle condizioni alle quali vengono concesse anticipazioni atte a far fronte proprio a temporanee carenze di liquidità”.“Proprio su questo versante – spiega Mauro Galaverni, responsabile del servizio finanziario di Confcooperative – si registrano richieste di tassi che in alcuni casi si avvicinano alle due cifre, collocandosi su livelli insostenibili per le imprese, che rischiano di bruciare su questi debiti le loro prospettive di ripresa”.“E’ evidente che le banche debbono tutelare il proprio patrimonio, così come è vero che il costo della raccolta è aumentato – osserva Galaverni – ma il costo del denaro per le imprese è certamente comprimibile rispetto a questi livelli, tanto più se si considera che l’indice di tutela del credito concesso non è affatto collegato al tasso applicato”. E da Confcooperative parte anche un’altra sollecitazione al sistema di credito: “l’accordo sulla moratoria che abbiamo siglato nei mesi scorsi prevedeva un impegno degli Istituti di credito all’attivazione di finanziamenti legati all’aumento del capitale sociale delle imprese, ma ad oggi non si è visto nulla. Sul rafforzamento patrimoniale delle aziende – conclude il responsabile del servizio finanziario di Confcooperative – chiediamo dunque azioni urgenti che ottemperino a quell’impegno e facilitino un’azione di capitalizzazione che rappresenta una delle condizioni sulle quali le imprese si giocano il futuro e l’accesso al credito per gli investimenti”.

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