ANALISI CONGIUNTURALE UNINDUSTRIA REGGIO EMILIA -ANCORA SEGNI MENO


REGGIO EMILIA 14 MARZO Attività produttiva e commerciale ancora in calo nel quarto trimestre 2012 per l’industria reggiana, a conferma della difficile fase congiunturale attraversata dalle imprese manifatturiere locali.Nel trimestre ottobre-dicembre 2012, secondo i risultati dell’Indagine Trimestrale di Unindustria Reggio Emilia, la produzione industriale ha registrato una flessione del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La flessione su base annua è stata del 3,5%.Il dato relativo al quarto trimestre dello scorso anno segnala l’attenuarsi della fase di marcato rallentamento che ha interessato il sistema produttivo reggiano nel corso del 2012 e che è apparsa particolarmente acuta nei mesi centrali dell’anno appena chiuso.Per quanto la domanda interna, i segnali di debolezza nei consumi ed investimenti si sono aggravati per effetto del significativo arretramento del reddito delle famiglie, conseguente all’alto tasso di disoccupazione e alle manovre finanziare adottate per far fronte al debito pubblico.Si è così registrata, anche a livello locale, una contrazione delle produzioni e dei servizi destinati al mercato nazionale. Il fatturato interno risulta quindi in flessione del 7,3%, mentre quello estero, dopo una parentesi negativa nel terzo trimestre 2012, ha mostrato un leggero recupero (+1,2%).Tuttavia la leva dell’export non è stata più sufficiente a colmare le perdite del mercato interno e il fatturato complessivo ha registrato una contrazione del 3,4% rispetto allo stesso trimestre del 2011. In questo quadro recessivo, la sostanziale stabilità dei livelli occupazionali a consuntivo costituisce un elemento positivo: nella media dell’ultimo trimestre 2012, il numero di addetti ha mostrato un modesto recupero (+0,3%).In occasione della rilevazione sulla congiuntura del quarto trimestre viene svolta, sullo stesso campione industriale, l’indagine sugli investimenti realizzati nell’anno e su quelli previsti nell’anno successivo. L’86% delle imprese ha fatto investimenti nel 2012, una percentuale minore (81%) prevede di effettuarne nel 2013. Complessivamente il valore degli investimenti è stato pari al 5,1 % del fatturato. Nel 2012, l’ambito di investimento più ricorrente è stata la formazione, seguono ricerca e sviluppo (58,8%), linee di produzione (52,9%) e ICT (49%). Previsione I trimestre 2013Le previsioni a breve termine sono ancora caratterizzate da un alto grado di volatilità e non è atteso un vero e proprio cambio del ciclo economico. Il saldo delle risposte sulle previsioni sull’andamento della produzione nel primo trimestre del 2013 vede il 32% delle imprese che attende un miglioramento e il 18% un peggioramento. Le previsioni riguardo agli ordini nei prossimi mesi sono orientate ad una stazionarietà dei livelli commerciali sull’interno e ad un incremento sull’estero. Sostanzialmente stabile il saldo ottimisti-pessimisti che è risultato pari a 3,7%. Il 74% delle aziende dichiara di voler mantenere inalterato il proprio livello occupazionale, il 15% prevede un aumento dell’occupazione, mentre l’11% intende ridurre la propria forza lavoro.Il Commento del Presidente di Unindustria Reggio Emilia all’Indagine TrimestraleStefano Landi, Presidente Unindustria Reggio Emilia, ha commentato i dati emersi dalla rilevazione trimestrale sullo stato delle imprese manifatturiere reggiane.“Mentre le aziende soffrono da troppo tempo, il quadro politico emerso dalle urne rischia di aggravare ulteriormente una situazione già compromessa. Confindustria lo afferma da tempo: la crisi non aspetta ed è indispensabile avviare – immediatamente – una terapia d’urto che rilanci prima di tutto l’economia, le imprese e il lavoro. In tale prospettiva i partiti e i movimenti che costituiscono il nuovo Parlamento dovrebbero mettere da parte le divisioni per dare vita a un esecutivo in grado di intervenire sull’economia reale e dunque sulla vita di imprese e cittadini”.“Oggi – ha continuato Landi – siamo di fronte a problemi e criticità che le aziende, dalle quali si badi bene dipendono l’occupazione e il benessere dell’intera comunità reggiana, non riescono più a sopportare. Mi riferisco, soprattutto, allo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Una restituzione di liquidità che non solo darebbe ossigeno, ma, scorrendo lungo le filiere produttive, potrebbe raggiungere e beneficiare un numero ancora maggiore di operatori. Allo stesso tempo, è indispensabile arrestare la stretta creditizia che sta letteralmente strangolando le aziende, soprattutto, quelle di piccole e piccolissime dimensioni attive nell’industria, nell’artigianato e nei servizi. Un dato di fatto confermato, per altro, anche dai recenti dati sull’occupazione nella nostra provincia pubblicati nei giorni scorsi da ISTAT. L’industria manifatturiera locale, nonostante tutto, evidenzia un miglioramento dei livelli occupazionali rispetto al 2011. Con un 4,2 di disoccupazione ci collochiamo, infatti, al terzo posto nazionale dopo Bolzano e Verona. Al contrario, i dati riferiti al credito alle imprese presentano un quadro a tinte fosche. I prestiti sono in caduta libera da oltre un anno e lo stock erogato si è ridotto di 46 miliardi di euro: un evento senza precedenti dal dopoguerra a oggi. Le banche sono sempre più selettive nel concedere prestiti e, di conseguenza, quasi un terzo delle aziende ha liquidità insufficiente rispetto alle proprie esigenze operative. Paradossalmente, imprese con attività correnti e progetti di investimento validi, quindi con attese di fatturato tali da poter sostenere l’indebitamento, vanno in crisi per carenza di fondi nel breve termine. Ciò avviene – ha concluso il Presidente di Unindustria – per una crescente selettività delle banche che colpisce troppe aziende indiscriminatamente. Imprese lasciate prive di quel credito che pure meritano in base a una valutazione attenta alle prospettive. Non ci sono alternative. Gli istituti di credito devono tornare a ricoprire il loro ruolo di partner privilegiato nella gestione delle aziende”

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