CONFCOOPERATIVE REGGIO: MILLE GIORNI DI MORATORIA SULL’IMMOBILIARE


reggio emilia 13 giugno“Servono mille giorni per rinascere: senza questa tregua il rischio di un crac senza precedenti per il settore immobiliare, con gravissime ripercussioni anche sul sistema bancario, è oggi altissimo”.E’ esplicito il presidente di Confcooperative Reggio Emilia, Giuseppe Alai, nel lanciare un allarme circostanziato sulla crisi delle costruzioni e sulle sofferenze in capo agli istituti di credito, ma anche una proposta che consenta di uscire dalle secche di una crisi che – dice – “si aggrava di giorno in giorno per il peso di oneri finanziari cui gli operatori non sono in grado di fare fronte”.Da Confcooperative Reggio Emilia, dunque, giunge innanzitutto la proposta di una moratoria di tre anni: “un periodo entro il quale – spiega il presidente di Confcooperative – gli interessi sull’indebitamento delle aziende possono essere calcolati ma non incassati dalle banche, con una ristrutturazione dei debiti che consenta alle imprese di tirare fiato sul piano della liquidità e, dall’altra parte, di alleggerire i rischi che oggi pesano sul sistema bancario, che proprio nel settore immobiliare registra, nella nostra provincia, una concentrazione delle sofferenze pari al 37% sul totale, che in altri termini vuol dire ben 600 milioni di euro”.“Quella reggiana – osserva Alai – è una situazione del tutto particolare e più grave rispetto a quella di altre realtà: a livello nazionale, infatti, le sofferenze legate all’immobiliare (pari a 31,8 miliardi) rappresentano il 26,5% sul totale delle sofferenze bancarie: se consideriamo che nel nostro territorio ogni giorno si pagano 730.000 euro di interessi legati ai prestiti bancari a famiglie e imprese, è evidente che per le aziende la situazione è insostenibile, come attesta il fatto che anche a livello nazionale l’80% delle sofferenze bancarie è legato alle imprese e solo il 20% alle famiglie”.“Mille giorni di moratoria – prosegue il presidente di Confcooperative Reggio Emilia – crediamo rappresentino la prima condizione per far convergere gli interessi delle imprese dell’immobiliare e quelli delle banche, ma accanto ad essa occorrono altre iniziative, affinchè per entrambi si consolidino anche condizioni di ripresa, e non solo di resistenza”. “Tra queste – spiega Alai – un drastico taglio dell’Iva sulla seconda casa, con un beneficio che potrebbe essere limitato alle costruzioni già esistenti, così da consentire alle imprese di monetizzare un patrimonio che oggi non salva i bilanci e non consente il rientro dei debiti rispetto alle banche, senza che questo scateni una nuova corsa alla cementificazione”. “Contemporaneamente – osserva ancora il presidente di Confcooperative – occorre che l’abitazione, anche la prima, resti pignorabile dagli istituti di credito, perché in assenza di questa garanzia è impensabile che si possano accendere nuovi finanziamenti per l’acquisto, determinando un ulteriore ed assoluto blocco del comparto”.“E’ allora su questi e altri punti – conclude Alai – che il Governo, l’ABI e le associazioni di categoria debbono confrontarsi ed agire con urgenza, perché in ballo ci sono migliaia di imprese, centinaia di migliaia di posti di lavoro e la stessa stabilità del sistema di credito, soprattutto laddove l’esposizione delle banche sul settore immobiliare ha raggiunto concentrazioni che oggi determinano un rischio altissimo, al quale non si può pensare di rispondere semplicisticamente con il blocco di nuovi crediti”.

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