Biotecnologie, in Emilia i progetti sono in crescita


reggio emilia 13 dicembre Il futuro è biotech e l’Emilia Romagna è protagonista. Con 36 imprese (di cui 16 nell’ambito della farmaceutica) si posiziona al 4° posto in Italia, dopo Lombardia, Piemonte e Lazio. La fotografia è stata scattata in occasione del convegno “Biotecnologie e medicina” che si è svolto a Reggio Emilia promosso da Farmindustria.In regione è significativa è la presenza di imprese innovative biotech che si occupano di medicina personalizzata (5) per trovare risposte di cura a pazienti specifici o a particolari sotto-gruppi di pazienti. Questa è una nuova prospettiva di ricerca basata su un approccio sempre più mirato che potrà offrire alle future generazioni opportunità di cura inimmaginabili anche solo nel recente passato. Il settore si caratterizza per le aziende (2) attive nel segmento della diagnostica biotecnologica, uno degli ambiti che sta beneficiando maggiormente dei progressi della ricerca scientifica e che in Italia rappresenta il 26% dell’intero settore red biotech. Il report di Farmindustria cita tra gli esempi più significativi di aziende emiliane che operano nel settore anche il gruppo Chiesi Farmaceutici che solo nel 2012 ha previsto investimenti in ricerca e sviluppo per oltre 180 milioni di euro.I dati resi noti al convegno mostrano che il territorio emiliano romagnolo è sempre più orientato a valorizzare il settore delle biotecnologie e a incentivare la nascita e lo sviluppo di nuove imprese biotech. «I farmaci biotecnologici sono già oggi il 20% di quelli in commercio e il 50% di quelli in sviluppo – commenta Eugenio Aringhieri, presidente del gruppo Biotecnologie di Farmindustria -. In molti casi rappresentano l’unica possibilità di cura per patologie rilevanti e diffuse come anemia, fibrosi cistica e alcune forme di tumore. E sono tra le principali risposte alle malattie rare di origine genetica». In particolare l’Italia ha un ruolo da protagonista nel settore delle biotecnologie per la salute (red biotech): 188 aziende, 84 progetti discovery e 319 prodotti in sviluppo. Le imprese attive nel red biotech, che operano nel nostro Paese, rappresentano il 60% del totale del settore e incidono per il 96% sul fatturato complessivo dell’intero comparto biotech. «Siamo di fronte a numeri importanti – conclude Aringhieri – che descrivono una realtà solida, nonostante la congiuntura difficile che ha ancora enormi capacità di sviluppo e che può rappresentare una fondamentale leva di crescita per l’economia del nosto Paese attraverso un rapporto sinergico tra imprese, territori, centri di ricerca pubblici e privati e con una politica che deve essere attenta alle sue potenzialità».

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