Parmigiano Reggiano: valorizzare “il tesoro”


REGGIO EMILIA 10 DICEMBRE L’obiettivo è uno solo: mettere in sicurezza i redditi e dare stabilità ad un settore che oggi appare lanciatissimo (le quotazioni all’origine del Parmigiano-Reggiano sono attorno agli 11 euro/kg), ma che fino a 14 mesi fa arrancava in una delle più pesanti crisi della sua secolare storia, con quotazioni inferiori agli 8 euro/kg e costi di produzione insostenibili. Il messaggio e l’impegno che esce dalla prima assemblea di tutti i caseifici aderenti al Consorzio del Parmigiano-Reggiano (e non solo dei delegati, come è accaduto sino all’aprile scorso) è chiaro: una gestione ordinata dello sviluppo (e quindi dell’offerta, ma anche dei sostegni alla qualità) attraverso il prolungamento dei piani produttivi è fondamentale per concorrere a creare stabili condizioni di redditività per i produttori e garanzie per consumatori rispetto a fluttuazioni di mercato che in pochi mesi possono rovesciare le prospettive delle imprese. “Sia chiaro – ha detto il presidente Giuseppe Alai – che non stiamo parlando di una secca riduzione della produzione o di forme di contingentamento che limiterebbero la libera concorrenza, ma piuttosto di una gestione più efficace di tutti i fattori (e tra questi anche i premi ai caseifici che stagionano) che possono generare vero reddito”. Ed è proprio sul reddito che Alai ha insistito, ricordando che a metà del decennio in corso si è determinato, in tre anni, un aumento della produzione di sole 150.000 forme (il 4,5% della produzione), cui ha però corrisposto un calo del valore del prodotto pari al 24%. Si è speso di più per produrre, in sostanza, e alla fine il calo del reddito è stato in questo modo ancor più alto del già rilevante calo del fatturato. Non a caso per il 2011 i piani prevedono un incremento limitato allo 0,8%, “perché – ha detto Alai – se si perde di vista il dato della redditività, si rischia di produrre per le scorte e non seguendo le dinamiche di mercato, che richiedono invece decisioni e comportamenti coerenti al bisogno di stabilità che oggi più che mai le imprese hanno, proprio mentre la buona intonazione delle quotazioni le spinge a forti investimenti che rischierebbero di diventare insopportabili in una situazione meno favorevole”. “Proprio perché le condizioni sono buone – ha aggiunto il presidente del Consorzio – questo è il momento giusto per le scelte importanti relative ad una ordinata gestione dello sviluppo, di cui i piani produttivi (sul cui prolungamento la parola passa ora al ministero per le politiche agricole) sono uno dei principali pilastri”. A dirlo sono ancora una volta cifre e studi, con proiezioni che dimostrano la necessità di interventi rapidi. Con il perdurare della situazione attuale relativa alla produzione annua (+ 2,4%) e alle esportazioni (+10,3% in quantità e +10,98% in valore), associato a vendite interne a -3,3% (ipotesi legata al perdurare della crisi economica), dal 2011 si interromperà il ciclo che ha visto in forte calo le scorte, che tre anni aumenteranno di oltre 120.000 quintali (circa il 22% rispetto a quelle di oggi), prefigurando chiaramente una situazione di elevato rischio. “Non saremmo di fronte a semplici assestamenti delle quotazioni – ha detto Alai – ma ad una nuova crisi per un settore dal quale anche le multinazionali si tengono lontane, considerandolo ingovernabile”. Dall’Assemblea del Consorzio, via dunque al prolungamento dei piani produttivi e a tutte le azioni previste dal bilancio preventivo 2011 anche in termini di promozioni e comunicazione.

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