Ravenna, trattori e bandiere invadono il porto


22 LUG 2009 – Dalle alpi alla costa, la protesta di Coldiretti cresce di giorno in giorno. Sono circa 100mila i soci, tra allevatori e coltivatori diretti, che hanno preso parte alle decine di manifestazioni che l’associazione di categoria ha organizzato in giro per l’Italia, dalle frontiere alpine ai porti commerciali, per chiedere l’etichettatura dei prodotti alimentari importati dall’estero e maggiori controlli alle dogane.Oggi circa duemila allevatori e coltivatori, accompagnati dai loro trattori, hanno occupato il porto di Ravenna, invadendo a partire dalle 10 di mattina la darsena, per effettuare controlli sui carichi di generi alimentari stranieri. Il porto ravennate è infatti il maggiore approdo italiano per i prodotti alimentari, con una media di scarico pari a 800.000 tonnellate annue di prodotti agricoli (soprattutto cereali e granaglie) e 1.800.000 tonnellate di trasformati, tra cui le farine. Di questi prodotti, denuncia Coldiretti, si perdono completamente le tracce una volta scaricati sul suolo italiano, e, mascherati dal logo di una marca italiana, finiscono sui banchi dei nostri supermercati senza che se ne possa conoscere l’origine. Con la loro protesta, gli allevatori e i coltivatori chiedono analisi delle caratteristiche qualitative e sanitarie delle produzioni importate e la pubblicazione del nome delle aziende che importano prodotti. "Sapere cosa arriva e dove va a finire – ha detto Mauro Tonello, presidente di Coldiretti Emilia-Romagna, oggi a Ravenna per guidare la manifestazione – è importante per riuscire a ridare trasparenza a ciò che mangiamo, evitando che prodotto indistinto, importato dall’estero finisca con il trasformarsi in prodotto italiano. Anche alla luce dei tanti scandali alimentari, dalla vacca pazza all’aviaria, con l’etichettatura si favorisce il lavoro di chi è preposto ai controlli alle frontiere". L’Italia – ricorda Coldiretti – importa il 30% di grano duro (20 milioni di quintali) e il 55% di grano tenero (43 milioni di quintali). Nel settore dei cereali, in particolare, conoscere l’origine è importante se consideriamo che i maggiori esportatori di cereali sono Paesi come il Messico e l’Ucraina, dove le norme sanitarie sono ben più elastiche che in Italia. Intanto dall’Unione Europea arriva lo stop (sostanzialmente atteso) a qualsiasi tentativo di creare forzatamente una filiera alimentare tutta italiana. A dirlo è il Commissario Ue all’agricoltura Mariann Fischer Boel, che interrogata proprio sulle proteste degli allevatori e dei coltivatori italiani, ha detto "no all’istituzione di una sorta di fortezza Europea, o di fortezza Italia". Fischer Boel ha pero presentato un documento in cui apre la porta alla possibilità di utilizzare i fondi raccolti con le multe per i coltivatori che eccedono le quote latte per finanziare l’uscita dal mercato delle aziende in condizioni produttive di marginalità, in linea con quanto richiesto ieri dal ministro italiano Luca Zaia. Il documento prevede anche l’apertura agli aiuti di stato, di 15.000 euro, per i produttori in difficoltà. Il Commissario si è poi detto tanto preoccupata dalla crisi da "rimanere sveglia la notte".Critiche sul documento di Bruxelles arrivano dalla Confederazione italiana agricoltori, che condivide i motivi della protesta di Coldiretti. Cia sottolinea come il documento della Commissione, seppur apprezzabile in alcune parti, sia globalmente insufficiente, e critica le parole di Fischer Boel, che aveva giudicato il latte straniero "necessario" ai produttori italiani di formaggio. "Certo non siamo per il protezionismo", si legge in una nota ufficiale, "ma vogliamo continuare a produrre tutti i nostri prodotti Dop e di qualità con latte nazionale".La partecipazione del ministro Zaia alla manifestazione del Brennero è bersaglio delle critiche della Cia di Reggio Emilia: "Voglio ricordare al Ministro – scrive il presidente Ivan Bertolini – che se il latte non ha ancora l’etichettatura di origine, lui non è estraneo al problema. Perché – continua Bertolini – fa solo ora il provvedimento e perché non lo fa in generale per tutti i prodotti? Gli è stato ricordato – aggiunge Bertolini – quante volte ha promesso i finanziamenti per il Fondo di solidarietà nazionale contro le calamità naturali, che pure ancora non si vedono? La grandine ed il maltempo non aspettano il Ministro. Infine – conclude il presidente di Cia Reggio Emilia – dato che il ministro si trovava con i produttori di latte, mi auguro gli sia stato chiesto di sostenere il settore e che domani nell’incontro con le Regioni non cerchi di stravolgere la proposta di utilizzo dei fondi per le azioni di valorizzazione della qualità dei prodotti: tra queste proposte vi sarebbe qualcosa di concreto per aiutare questi produttori a continuare a lavorare e sperare in una ripresa”.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet