Ravenna, riqualificare il Porto, no a capannoni


Puntare sulla riqualificazione del Porto di Ravenna, “non sui capannoni”. E’ quanto si augura il presidente di Confindustria Romagna, Guido Ottolenghi, che interviene, in una nota, plaudendo alla decisione del Comune di Ravenna di dismettere parzialmente “sue partecipazioni per finanziare le attività istituzionali a favore dei cittadini e delle imprese”, ma anche bacchettando il progetto di costruire una piattaforma logistica con “220 ettari di capannoni” che appare “incomprensibile e sbagliato”. A giudizio del numero uno della Confindustria romagnola, “è opportuna una riflessione sul dibattito sugli espropri relativi al Porto di Ravenna che va svolgendosi in questi giorni sui giornali. Il porto – argomenta Ottolenghi – è una delle principali industrie del nostro territorio, dà lavoro a migliaia di famiglie, e la sua competitività è legata tra l’altro ai suoi fondali che da molti anni non solo non vengono adeguati alla concorrenza, ma anzi sono soggetti ad insabbiamento senza che si faccia più manutenzione: di qui l’urgenza sempre più impellente per un intervento incisivo, che favorisce anche programmi di ulteriore investimento e sviluppo”. Attività di cui è incaricata l’Autorità Portuale che, puntualizzano gli industriali, “accanto al complesso ma meritorio progetto di escavo, ha sviluppato un progetto immobiliare di costruzione di una delle più vaste piattaforme logistiche d’Italia, su ben 220 ettari di terreni non collegati tra loro e in corso di esproprio, definendola una priorità pubblica non attuabile dai privati poiché non economica”. Cosa che non sembra convincere Confindustria Romagna. “Che una ingente e crescente somma di denaro dei cittadini debba essere indirizzata a fare 220 ettari di capannoni, tra l’altro a discapito dello sviluppo portuale – scrive Ottolenghi – ci appare incomprensibile e sbagliato”. Inoltre, viene argomentato, “anche se la ragione dichiarata dall’Autorità Portuale per dare veste di priorità pubblica ai costosissimi espropri è un faraonico e non economico progetto logistico, probabilmente in tale decisione pesa molto la convinzione che questo strumento consenta di superare le tante difficoltà altrimenti esistenti nel temporaneo o definitivo collocamento delle sabbie di escavo. Ma le sabbie sono le stesse, sia che vengano collocate su terreni privati che su terreni espropriati. Non così le implicazioni per la collettività e per l’industriosità della città”. A giudizio degli industriali, “si tratta insomma di una questione che non solo ha grandi implicazioni di costo per la collettività, ma anche un impatto strategico di lunghissimo periodo per la nostra città. Anche qualora fosse la migliore delle soluzioni possibili, e come Confindustria esprimiamo dubbi al riguardo – chiosa Ottolenghi – essa non dovrebbe avvenire nella segretezza ma, proprio per la sua natura profondamente politica, nel miglior senso di questo termine, dovrebbe avere un momento di dibattito pubblico il più aperto ed onesto possibile”.

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