Ravenna, recuperato il corpo della giovane parà scomparsa


RAVENNA, 25 FEB. 2010 – Era là dove le ricerche si erano concentrate sin da subito, nel laghetto della cava "Ca’ Bianca", a qualche centinaia di metri dalla pista di atterraggio. Il corpo di Giovanna Melania La Mantia è stato individuato e recuperato stamattina. La caporale di 22 anni originaria di Trapani era dispersa da sabato, da quando si era lanciata col paracadute sul piccolo aeroporto ‘La Spreta’ vicino a Ravenna. La giovane, in servizio presso il 46/o reggimento Trasmissioni dell’Esercito, a Palermo, era un appassionata di paracadutismo sportivo e stava effettuando dei lanci privati, fuori dal servizio, per il conseguimento del brevetto di paracadutismo civile.Il recupero, hanno spiegato dalla Prefettura, è stato fatto dai vigili del fuoco che hanno utilizzato una tecnica particolare: hanno immerso un manichino per verificare i segnali che potevano arrivare al sonar e poi hanno spostato quest’ultimo cercando ‘risposte’ simili. Così è stato individuato il punto, peraltro non lontano, in cui giaceva il cadavere, ancora imbragato nel paracadute. La giovane, è presumibile, sabato pomeriggio scorso è atterrata direttamente nel laghetto ed è poi stata trascinata sul fondo dall’attrezzatura che portava addosso e dallo stesso paracadute.La cava ‘Ca Bianca’ si trova a qualche centinaio di metri dal piccolo aeroporto. Le ricerche di carabinieri, polizia, vigili del Fuoco, corpo Forestale dello Stato, capitaneria di Porto e Protezione Civile, sotto il coordinamento della Prefettura, sono state fatte anche durante le notti con un impegno per il quale anche il padre e il fratello di Giovanna, arrivati dala Sicilia, avevano espresso apprezzamento al prefetto Riccardo Compagnucci.Il paracadute, come mostrato in un video amatoriale realizzato da terra e poi acquisito dalla Procura, si era regolarmente aperto. Forse a fare finire oltre la zona utile di atterraggio, peraltro una delle più vaste d’Italia, era stata un’improvvisa raffica di vento in una giornata dalle condizioni meteo non certo proibitive. Le ricerche avevano esplorato anche un’altra cava, l’adiacente pineta e non avevano trascurato neppure il vicino tratto di mare.Già nei primi giorni erano stati impiegati i circa 280 uomini, di cui 130 appartenenti alle Forze dell’ordine e ai Vigili del fuoco e 150 volontari. Inoltre erano stati adoperati 50 mezzi, fra i quali una motovedetta della capitaneria di Porto. Ma sono state ricerche difficili, anche perché il laghetto in cui la ragazza è finita senza riuscire a sganciarsi dal paracadute è profondo in alcuni punti anche 20 metri e la morfologia del suo fondale è resa irregolare dai canali scavati dalle estrazione della sabbia e della ghiaia.

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