Ravenna. E’ morto Mario Verlicchi, il partigiano Wladimiro


RAVENNA, 9 LUG – Ravenna piange la scomparsa di uno dei suoi eroi più amati. All’ospedale Santa Maria le Croci di Ravenna nel pomeriggio di ieri è spirato il partigiano Mario Verlicchi, 89 anni, noto come Wladimiro, che fu vice comandante della ’28/a Brigata Garibaldi Mario Gordini’, agli ordini di Bulow.Giovane operaio antifascista – ricorda l’Anpi – dopo l’8 settembre, al ritorno dalla Jugoslavia, aderì alla Resistenza nella zona di Alfonsine (Ravenna) e subito si distinse per le sue capacità aggregative e militari, tanto da diventare comandante del distaccamento ‘A.Taroni’ e vice di Arrigo Boldrini, il mitico comandante Bulow scomparso di recente. Diede il nome alla ‘Colonna Wladimiro’ che contribuì in modo determinante alla liberazione di Ravenna da nord in quella che fu la ‘Battaglia delle valli’. A guerra finita fu cofondatore dell’Anpi, dove ricoprì le cariche più alte.Tra le prime manifestazione di cordoglio, quella del presidente della Provincia di Ravenna, Francesco Giangrandi, e della Legacoop provinciale. Verlicchi fu infatti un esponente di spicco del movimento cooperativo.Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha inviato un messaggio all’Anpi di Ravenna. "Mi associo al dolore vostro e di tutti i democratici di Ravenna e dell’Emilia-Romagna – dice Errani – per la scomparsa di Mario Verlicchi, il partigiano Wladimiro. Il suo esempio e il suo impegno nella Resistenza, da protagonista della lotta di liberazione e nella costruzione di un’Italia democratica e di progresso, con l’affermarsi del movimento cooperativo, sono di stimolo per tutti noi per difendere e rilanciare i valori della libertà, della solidarietà e della qualità sociale nella nostra regione e nel Paese". Il sindaco di Ravenna, che domani parteciperà ai funerali di Verlicchi, ha espresso il suo cordoglio in una nota. "Wladimiro ci mancherà. Come ci mancano Arrigo Boldrini, Benigno Zaccagnini, e tutti coloro che hanno scritto pagine importanti di quella stagione dolorosa ed esaltante della nostra storia e che ci hanno lasciato. Ci resta", continua Matteucci, "l’inestimabile patrimonio di valori e di ideali per i quali hanno combattuto. Di questo saremo loro sempre grati".

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