Ravenna: arrestato il vice capo della polizia penitenziaria: minacce e favori in cambio di denaro


RAVENNA, 24 FEB. 2009 – Detenuti che se non avessero dato le cifre richieste avrebbero visto compromesso il regime di semilibertà. Ma anche favori a pagamento, come la consegna clandestina di messaggi. E’ quanto ipotizzato nelle sette pagine dell’ordinanza di carcerazione con le accuse di corruzione e concussione per il vice capo della polizia penitenziaria di Ravenna Vito Cosimo Miacola firmata dal Gip sulla base di una richiesta formulata dalla Procura il 13 febbraio. Nella serata di ieri c’é stata, dopo quella nel carcere, una perquisizione nell’abitazione dell’agente.I fatti contestati all’assistente capo (difeso dall’avvocato Gabriele Sangiorgi di Ravenna) risalgono alla scorsa estate 2008. A partire da luglio quando Miacola, 49 anni, brindisino, avrebbe ricevuto danaro (300 euro in tutto) per consegnare clandestinamente a un detenuto lettere da una donna. Ad agosto l’uomo avrebbe minacciato un altro detenuto, sia per telefono sia con vari sms, dicendogli che se non gli avesse dato 500 euro, gli avrebbe fatto revocare il regime di semilibertà. I soldi non sono mai stati consegnati solo perché la presunta vittima non ne aveva la disponibilità. Poi l’accusato avrebbe chiesto a un detenuto una somma di danaro minacciandolo di scrivere, in caso contrario, una relazione negativa sul suo comportamento.A confermare i fatti – sempre secondo l’ordinanza – vi sarebbero le dichiarazioni coincidenti di alcuni detenuti o ex, oltre alle indagini della Mobile compiute anche con diversi pedinamenti. Dietro ai reati contestati ci sarebbe "l’evidente e disperato bisogno di danaro e l’attuale disastrosa situazione economica" di Miacola. Da qui "l’estrema determinazione" che l’uomo, sempre secondo l’accusa, esibiva sia dentro che fuori il carcere, "inseguendo e minacciando personalmente gli ex-detenuti" e "vessandone i parenti con telefonate". Il procedimento a carico dell’assistente capo, partito, ancora secondo l’ordinanza, da una serie di articoli pubblicati lo scorso ottobre sulle pagine locali del ‘ Resto del Carlino’, non vede per ora altri indagati. Ma nel canovaccio tratteggiato dagli inquirenti sono finiti anche diversi nomi di avvocati a cui l’uomo avrebbe chiesto prestiti. Poche centinaia di euro: qualcuno ha pagato, altri no. Miacola, che nell’interrogatorio di ieri pomeriggio, secondo quanto trapelato, sarebbe caduto in diverse contraddizioni, avrebbe pure in più d’una occasione vantato amicizie con magistrati i quali avrebbero potuto influire sulla libertà dei detenuti. Ma di questo, così come degli avvocati che hanno gli dato danaro, nell’ordinanza non c’è menzione.Un secondo agente del carcere di Ravenna – l’assistente capo Giovanni Pipoli, 42anni, originario di Foggia – è stato arrestato verso le 13.30, poco prima di iniziare il lavoro, dalla Squadra Mobile, nell’ambito della stessa inchiesta coordinata dal Pm Stefano Stargiotti che ha visto l’arresto dell’assistente capo Vito Miacola. Per Pipoli le accuse ipotizzate sono di corruzione, peculato e falso.

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