Quote latte, monta la protesta degli allevatori


26 FEB. 2009 – Un presidio di cento trattori, non in piazza ma al casello autostradale di Parma. Inizia così il periodo caldo di protesta di tutte le associazioni dei coltivatori contro il decreto del ministro Luca Zaia sulle quote latte. Oggi sul raccordo tra l’A1 e l’A15 nel parmense erano tanti gli allevatori contrari a una normativa che vuole premiare chi da decenni se n’è infischiato delle quote latte, andando a penalizzare invece quei produttori che sono sempre stati in regola. Come dire, oltre al danno la beffa.Un problema, quello delle quote latte che si trascina già da diversi anni e i cui nodi stanno all’origine, ovvero nella normativa europea. L’Italia, infatti, produce solo la metà del latte che consuma. Nonostante questo, dal 1984 gli agricoltori italiani sono stati costretti a produrne ancor meno di quanto avrebbero potuto. E questo perché le autorità agricole europee in un’ottica di contenimento della produzione continentale di latte, caratterizzata in altre nazioni da notevoli eccedenze, hanno assegnato al nostro paese un tetto massimo troppo limitato. Sono le famigerate quote latte. Nello scorso mese di novembre, riconoscendo finalmente un errore che molti problemi ha creato in questi 25 anni, l’Unione Europea ha concesso all’Italia di aumentare del cinque per cento la quantità di latte prodotto, passando da 102 a 110 milioni di quintali annui.Ma qui nasce il nuovo problema. A chi vanno queste quote aggiuntive? Il ministro dell’agricoltura Luca Zaia ha messo a punto un decreto che non piace affatto alle organizzazioni agricole. “Il decreto – dice Ivan Bertolini, presidente provinciale della Confederazione italiana degli agricoltori – intende dare le quote gratis a quei produttori che in questi anni non hanno rispettato la legalità, in pratica a chi se ne è fregato di quote latte e rispetto delle leggi. E stiamo parlando di circa 650 produttori”. Allo stesso tempo il provvedimento penalizza direttamente i produttori che hanno rispettato le regole e che per questo si sono indeboliti o hanno limitato lo sviluppo e la competitività delle loro aziende. Cia, Confagricoltura, Fedagri, Legacoop agroalimentare chiedono modifiche sostanziali al decreto firmato da Zaia, che dovrebbe essere convertito in legge entro aprile. “Ci saranno azioni in parlamento per fare pressione su deputati e senatori affinché non si vada ad approvare il provvedimento così come è stato presentato”, annuncia il presidente della Cia. Tra le modifiche richieste, la creazione di un fondo da 500 milioni destinato solo ai produttori che hanno acquistato quote, e l’eliminazione del commissario, con un ruolo operativo per le Regioni.Dopo il blocco del raccordo autostradale nel parmense di oggi, un’altra protesta è in programma per lunedì prossimo: un presidio di trattori sul ponte di Calatrava sulla A1, a Reggio Emilia. Sempre la mattina del 2 marzo, alla Fiera di Reggio Emilia si terrà un incontro pubblico a cui parteciperà anche l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni ed al quale sono stati invitati i parlamentari emiliano-romagnoli.

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