Quelle vibrazioni emiliane a Woodstock


REGGIO EMILIA 17 AGO. 2009 – Doppia vu come Woodstock, il festival che quarant’anni fa ha segnato un’epoca, la fine di un intenso decennio di controcultura. Doppia vu come Wandré, l’artista produttore di chitarre i cui strumenti, costruiti in un capannone a Cavriago (Reggio Emilia), arrivarono anche in quella fattoria dello Stato di New York che per quattro giorni si trasformò in un putiferio di note graffianti, pioggia battente, star del rock e laghi di fango. Un nome d’arte, Wandré, che nasce fin da quando Antonio Pioli, questo il vero nome del costruttore di chitarre, da piccolo incomincia a intralciare il lavoro del padre nel suo laboratorio artigianale: “Và ‘ndré” l’esclamazione ripetutagli a non finire da papà Roberto, che in dialetto reggiano significa “vai indietro”.Una produzione, quella di Wandré, che è una meteora nel panorama delle case costruttrici di strumenti musicali. Dura meno di dieci anni, tra la fine degli anni cinquanta e la fine dei sessanta, durante i quali dal laboratorio vicino a Reggio Emilia escono circa settantamila chitarre elettriche. Nell’estate di Woodstock del 1969, quando Wandré ha 43 anni, la produzione si è già fermata da qualche mese, a causa della crisi del mercato mondiale del settore, ma soprattutto a causa di problemi di distribuzione. Già dal 1965 negli Stati Uniti, gli strumenti di Wandré, esportati in tutto il mondo, smettono di arrivarci. “Gli Usa fecero un bello sgambetto a Wandré, imponendo un vero e proprio protezionismo tale per cui le uniche chitarre che a un certo punto si trovavano sul mercato americano erano le Fender e le Gibson”. A spiegarci la storia degli oggetti made in Cavriago, oggi diventati di culto, è Marco Ballestri, uno scrittore che da sei anni non smette di raccogliere e catalogare documenti e informazioni sulla vita di Antonio Pioli Wandré. “In America le chitarre di Wandré hanno sempre suscitato molto interesse. Si trattava di oggetti fuori dall’ordinario apprezzati soprattutto per il design, anche se dal punto di vista tecnico, in particolare per la parte elettrica, non potevano competere con le americane Fender e Gibson”. Il suono di una Wandré era dunque più ruvido, o meglio, rustico. Se i pick up delle Fender arpeggiavano lisci come un motore di una Chevrolet, le elettroniche di una Wandré si comportavano più come i pistoni sotto il cofano di un trattore Landini. Ed è forse per questo che una chitarra Wandré ben si sposava con l’ambientazione agreste di quella indimenticabile quattro giorni di pace, amore e musica tra gli ettari presi in affitto da un allevatore di Bethel, località a 69 chilometri da Woodstock. “Con una Wandré non ci avranno suonato i Jefferson Airplane, ma qualche gruppo minore tra quei trentadue che si esibirono probabilmente l’avrà avuta con sé. E sicuramente ci saranno state delle Wandré tra quei 500mila giovani freak del pubblico”, continua a spiegarci Marco Ballestri, la cui biografia di Wandré uscirà in autunno nelle librerie. Dopo il blocco delle importazioni, negli Stati Uniti il fascino delle chitarre Wandré fu ancora maggiore. Un po’ di chitarre continuarono ad arrivare, anche se sottobanco, un po’ come fossero oggetti di “contrabbando”. Oggi le quotazioni degli strumenti firmati Wandré vanno da un minimo di mille, duemila euro per gli esemplari più scalcinati a ventimila euro e oltre per i modelli più ricercati e tenuti meglio.Lo studio degli strumenti di Wandré non era limitato soltanto alla scelta dei materiali, delle componentistiche e dei colori delle vernici, ma partiva da un ascolto dei cambiamenti della società. “Nella realtà italiana di quei tempi, quando i fermenti culturali al di là dell’Atlantico arrivavano con un ritardo di almeno un decennio, e nessuno nel ’69 sapeva nulla di Woodstock, Wandré era uno degli artisti più attenti ai movimenti giovanili”, sottolinea Ballestri. “Già nel 1966 da Cavriago esce un modello di Chitarra chiamato Psychedelic Sound, in un periodo in cui in Italia quel termine non significa niente e addirittura in anticipo di un anno rispetto all’estate californiana del ’67, la ‘summer of love’, quando esplose il movimento psichedelico”.La figura di Wandré, scomparso nel 2004, è diventata leggendaria almeno quanto le sue chitarre. Molte voci circolano su di lui. Alcune inventate, come quella secondo cui un giorno diede fuoco alla sua fabbrica di strumenti. Mentre è vera la storia che a un certo punto decise di togliere le serrature da casa sua, perché sosteneva che dove ci sono delle serrature importa poco stare dentro o fuori, si è sempre degli esclusi.

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