Quell’onda sismica dalla Romagna all’Abruzzo


Domenica, ore 22.20: trema tutta la Romagna e trema gran parte delle Marche. Lunedì mattina, ore 3.32, un sisma devastante sconvolge l’Abruzzo. Solo cinque ore tra un terremoto (per fortuna lieve) e l’altro, devastante. Come un’onda, un’onda “anomala” che lambisce l’Appennino e poi scende giù, lungo la penisola. La prima fa sobbalzare mezza Italia, da Trieste fino ad Ancona; ma è solo un fremito in confronto a quanto sta per arrivare. La seconda è come un maremoto, improvviso. Che rade al suolo intere frazioni, paesini, il centro medievale dell’Aquila. Ma esiste una reale correlazione tra i due eventi?La Romagna è terra a forte rischio sismico. L’ultimo evento importante risale al 16 aprile 2006, proprio la notte di Pasqua. In quell’occasione il sismografo registrò una scossa di tipo ondulatorio pari a 4.3 gradi della scala Richter. Quella volta l’epicentro venne individuato sull’Appennino romagnolo, a cavallo fra le province di Ravenna e Arezzo. Ma l’evento più eclatante in questo ultimo decennio risale all’aprile-maggio del 2000, quando l’intera Romagna, in modo particolare le province di Forlì-Cesena e Ravenna, fu interessata da un lungo sciame sismico. Si susseguirono centinaia di scosse, alcune anche di media intensità, che fecero passare notti insonni a molti romagnoli. In molti decisero di abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni per dormire in auto. Lo sciame alla fine cessò, senza avere provocato danni.Ben diverso il “destino” dello sciame abruzzese, che già da giorni stava interessando la zona del terremoto della notte di lunedì. C’è una relazione tra questi eventi? Cosa può dire la scienza oggi sulla dinamica dei terremoti? Lo abbiamo chiesto al professor Doriano Castaldini, che insegna geografia fisica e geomorfologia all’Università di Modena e Reggio.Professore, possiamo dire che i due terremoti, pur così diversi, siano correlati?No, questo no: può sorprendere, è vero, la coincidenza dal punto di vista temporale dei due terremoti, ma si tratta di strutture geologiche distanti. L’Appennino, dal punto di vista della tettonica attiva, è diviso in vari settori: e quello romagnolo è completamente diverso da quello abruzzese. Certo, una cosa li accomuna: entrambi si collocano all’interno di una catena tettonicamente attiva.L’onda sismica quindi non è partita dalla Romagna…Sono zone che hanno caratteristiche geologiche diverse. Se guardiamo, infatti, la territorializzazione sismologica di tutto l’Appennino italiano, la zona di Forlì è classificata di media pericolosità, mentre i territori dell’Abruzzo hanno zone classificate a pericolosità molto alta. Però i sismologi negli anni scorsi hanno sostenuto un legame tra il grande terremoto del 26 dicembre 2004 (quello dello tsunami in Asia) e un’altra scossa avvenuta tre giorni prima a migliaia di chilometri di distanza.Guardi, una cosa è certa: la crosta terrestre è in mobilità continua e sprigiona energia cinetica proprio attraverso i terremoti. Energia che viene prima accumulata e poi liberata con gli spostamenti delle faglie che sono delle fratture, delle discontinuità della crosta terrestre. Tutta la crosta terrestre è soggetta a movimenti di compressione o di distensione.

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