Quel sottosuolo modenese che fa gola alle multinazionali


©Trc-TelemodenaMODENA, 3 GIU. 2011 – Pieno di risorse verrebbe da dire, semplicemente prendendo atto di quanto il sottosuolo modenese risulti, oggi più che mai, così appetibile. Del caso Rivara e dell’intenzione di realizzare in quella zona un maxi deposito di gas, si parla ormai da anni e la questione ancora non è chiusa. Cittadini, comitati ed enti locali, contrari al progetto, sono in attesa dell’esito della Commissione Via che probabilmente non tarderà a pervenire ed altrettanto probabilmente, considerati gli ultimi segnali arrivati dal Governo, Pdl e sottosegretario Giovanardi in testa, non sarà quella pietra tombale sullo stoccaggio che i più si aspettano.Dall’altra parte della provincia, invece, a preoccupare sono le intenzioni della Hunt Oil Company, società texana che ha inoltrato domanda alla Regione Emilia Romagna per effettuare una serie di rilevamenti nel sottosuolo delle valli del Secchia e del Panaro nel modenese, e del Reno sul versante bolognese. L’azienda ha chiesto di eseguire sondaggi preliminari, previa Valutazione di impatto ambientale, alla ricerca di sacche ancora non sfruttate di idrocarburi. Per quanto riguarda il territorio del Secchia, la società americana ha già ottenuto il permesso mentre sul versante del Panaro, il timore legato all’arrivo delle trivelle ha fatto sollevare le ire di diversi cittadini, comitati e Legambiente. Alcune amministrazioni comunali, buona parte di quelle bolognesi e solo Savignano nel modenese, hanno invece votato ordini del giorno contrari.Dal canto suo la Regione, per voce dell’assessore Muzzarelli, ha voluto tranquillizzare tutti, spiegando che sarà garantita la massima tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente, e che nell’esito del procedimento sarà fondamentale l’indicazione proveniente dai territori ed in particolare il parere espresso in sede di conferenza dei servizi dai Comuni coinvolti. Ma la tensione, e l’attenzione, restano alte.

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