Quel gran pezzo dell’Emilia che si ferma


BOLOGNA, 5 GIU. 2012 – Tanta economia ferma. Ma anche tanta voglia di ricominciare a produrre. E’ questo il volto laborioso di quella parte d’Emilia terremotata. Una serie di cilindri della locomotova emiliano romagnola che da soli valgono oltre 25 miliardi di valore aggiunto, il 21,3% del dato regionale (0,6 miliardi in agricoltura, 8,98 nell’industria e 15,7 nel terziario). In termini di Pil nazionale fa l’1,8%. Oltre 15 miliardi di esportazioni, il 31% della quota regionale. Sono queste le stime diffuse in Assemblea legislativa dall’assessore regionale alla Protezione civile, Paola Gazzolo, che ha sottolineato anche come "il valore aggiunto di cui siamo portatori sta nella gente di questa regione, gente operosa capace di affrontare le difficoltà. Ce la faremo". Nelle aree colpite dal sisma operano oltre 77.000 imprese (il 20,2% del totale regionale) che occupano 343.000 lavoratori: 70.000 nella meccanica e nella produzione di macchinari; 20.000 nel tessile e nell’abbigliamento; 10.000 nell’alimentare; 4.000 nelle aziende ceramiche. Si tratta di oltre il 60% degli addetti complessivi delle province di Modena e Ferrara, più del 20% nelle province di Reggio Emilia e Bologna.Nel solo settore industriale, un lavoratore su quattro è impiegato nell’area che ha subito gli effetti del sisma. Sono inoltre 14.119 le imprese agricole in diversi modi coinvolte dal sisma (672 delle quali con allevamenti) in una superficie di 215.976 ettari, circa il 20% del totale regionale. Ad esempio, ha ricordato l’assessore, il Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano stima in oltre 150 milioni i danni subiti: inagibili oltre 10 caseifici e danneggiate circa 630.000 forme, solo parzialmente recuperabili.

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