“Quel direttore delle Entrate non era da nominare”


BOLOGNA, 24 LUG. 2012 – Fatta salva la presunzione di innocenza, nominare capo dell’agenzia delle entrate in una regione infiltrata dalla mafia, un dirigente sotto indagine per corruzione non è la scelta più azzeccata che si potesse fare. Si riassume così la critica della Cgil Emilia-Romagna alla recente nomina di Enrico Sangermano a direttore generale delle Entrate in regione. "Gli organi di informazione hanno dato notizia nelle scorse settimane del fatto – ricorda la Cgil – che su tale persona pende un’indagine della Procura di Napoli per ‘corruzione, peculato e truffa aggravata’. Un’indagine – secondo gli stessi organi di informazione – scaturita dall’inchiesta su un clan camorrista, che nel marzo scorso ha portato in carcere ventidue persone e altre 25 agli arresti domiciliari. L’Emilia-Romagna, purtroppo, non è in territorio esente da infiltrazioni della criminalità organizzata, di varia provenienza, in particolare nel tessuto economico. L’ultimo rapporto della Direzione Investigativa Antimafia denuncia un aggravarsi della situazione anche nella nostra regione"."E’ del tutto evidente – aggiunge il sindacato – che il primo presidio contro queste infiltrazioni è rappresentato da quelle istituzioni dello Stato che sono chiamate a reprimere tali attività criminose. Una lotta durissima che richiede innanzitutto la certezza della assoluta trasparenza ed integrità morale delle persone che sono chiamate ad operare nell’ambito di tali istituzioni, a maggior ragione se con incarichi ai massimi livelli dirigenziali. Per questo, lo ribadiamo, fermo restando la presunzione di non colpevolezza e la necessità che la magistratura porti a termine il più rapidamente possibile le proprie indagini allo scopo di appurare la verità dei fatti, riteniamo non opportuna la scelta compiuta da parte del Direttore Generale dell’Agenzia delle Entrate di operare tale nomina".

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