Quattro milioni di nuovi italiani


Al 1° gennaio 2008 gli immigrati in Italia hanno superato la soglia dei 4 milioni. Sono arrivati precisamente a 4.328.000, 346mila in più rispetto all’inizio del 2007. E il dato interessante è che si contano più di 3 milioni di immigrati regolari, con una tendenziale crescita del numero di residenti, a dimostrazione che i “nuovi italiani” stanno passando da mera forza lavoro a popolazione vera e propria in senso demografico. È ciò che emerge dal XIV Rapporto Nazionale sulle migrazioni 2008, elaborato dalla Fondazione Ismu, che è stato presentato a Milano il 19 gennaio. I NUMERIIl più grande serbatoio dei flussi migratori sono i paesi dell’Est europeo, tra i quali spicca la Romania, da cui proviene il 43% degli immigrati regolari e residenti in Italia. Si prevede però che, da qui al 2030, i paesi dell’Europa orientale, così come la Cina, avranno una sostanziale stabilizzazione delle migrazioni. Mentre le nazionalità destinate a crescere in modo esponenziale sono quelle latinoamericane (Ecuador e Perù), asiatiche (Filippine, Bangladesh, Pakistan, India) e africane (Senegal, Nigeria ed Egitto).Parallelamente alle presenze regolari, sono aumentati gli immigrati irregolari, il cui numero è passato in un anno, tra l’inizio del 2007 e l’inizio del 2008, da 350mila a 650mila. E non finisce qui: secondo l’Istat, nel 2030 gli immigrati in Italia saranno il doppio. Se infatti oggi ci sono 6 stranieri ogni 100 italiani, tra vent’anni ce ne saranno quasi 15. Una percentuale sempre crescente, capace di portare all’Italia contributi interessanti. Anche lo scorso anno, infatti, gli stranieri hanno fornito un fondamentale apporto positivo al dinamismo demografico nazionale, con 457mila nuovi nati nel corso del 2007 e con una fecondità media doppia rispetto alle donne italiane. In generale, la presenza di immigrati minorenni è raddoppiata dal 2004 al 2008 raggiungendo quota 767mila, in controtendenza rispetto al graduale processo di invecchiamento della popolazione italiana.LE CONSEGUENZEFin qui i numeri. Ma quali sono le conseguenze dell’aumento di immigrati? Meno traumatiche di quanto si pensi, soprattutto dal punto di vista della finanza pubblica. L’Ismu ha infatti calcolato il beneficio fiscale netto dei migranti, che corrisponde alla differenza tra quanto essi ricevono dal sistema pubblico e quanto versano, e ha stimato così il loro accesso al welfare. Ebbene, se confrontato con il dato corrispondente relativo ai cittadini italiani, il valore ottenuto è pari ad un terzo. In pratica, disponendo di guadagni più alti e avendo un maggior numero di proprietà, gli italiani versano all’erario il 54% di imposte in più rispetto agli immigrati, ma hanno un ritorno triplo. Inoltre, mentre il 32,7% degli italiani è ormai in pensione, nel caso degli stranieri, mediamente più giovani, la percentuale scende all’8,4. E i nuovi arrivati accedono, proporzionalmente, in quantità leggermente inferiore ad assegni familiari, cassa integrazione, indennità di disoccupazione, borse di studio. Dall’indagine, dunque, risulta un minor ricorso al welfare da parte degli immigrati. Anzi, se si considerano anche i benefici legati all’anzianità, si evidenzia un trasferimento netto di risorse dagli stranieri agli italiani. I nuovi arrivi hanno inoltre ridato vigore all’imprenditorialità nazionale. È stata registrata una proliferazione di imprese che operano nei settori del piccolo commercio, della ristorazione, delle pulizie, dei trasporti, delle manutenzioni domestiche le cui cariche sociali sono ricoperte da persone nate in Paesi non comunitari. Queste aziende sono passate da circa 156mila a 384mila e si concentrano nel centro-nord, dove la maggior parte degli immigrati continua a stabilirsi. IN EMILIA-ROMAGNATra le regioni settentrionali, l’Emilia-Romagna risulta quella che, in percentuale, ospita il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana, segno che ormai a trasferirsi sono interi nuclei familiari e non solo singoli individui in cerca di lavoro. Le province con più elevata incidenza percentuale di alunni non italiani risultano Piacenza, seconda in Italia per quanto riguarda le scuole per l’infanzia (15%), primarie (17,5%) e secondarie di II grado (11,3%), e Rimini, che in quest’ultimo ordine di istituti risulta addirittura prima a livello nazionale (12,6%). La nostra regione si distingue anche nella classifica che l’Ismu ha stilato per individuare le città con il maggior numero di segnalazioni di reato riferite a persone straniere. Reggio Emilia occupa la quintultima posizione, seguita a breve distanza da Parma e Modena, che risultano dunque tra le province con meno segnalazioni. Invece, per quanto riguarda la percentuale di detenuti stranieri nelle carceri, l’Emilia-Romagna è, seppur di poco (51,8%), una delle sette regioni in cui i prigionieri italiani sono la minoranza.

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