Quattro calci nel sedere


REGGIO EMILIA, 11 FEB. 2009 – Una partita di calcetto tra giovani egiziani interrotta da un controllo dei carabinieri. E’ la stretta sintesi di un fatto di cronaca che potrebbe tranquillamente passare inosservato. Se non fosse per la sottile cattiveria, e anche l’odio razziale, che ci sta dietro. Il lancio dell’Ansa è il seguente:Giocavano a calcetto senza autorizzazione in un campo sportivo a Reggio Emilia. Quando i carabinieri sono intervenuti ieri pomeriggio hanno scoperto che dei venti ‘calciatori’, tutti egiziani, impegnati in un quadrangolare, solo due erano in regola con il permesso di soggiorno. Gli altri 18 sono stati condotti in caserma: quattro di loro, fra i 19 e i 30 anni, sono stati arrestati perché già colpiti da provvedimenti di espulsione, per gli altri 14 sono scattate le procedure di espulsione dall’Italia.Il campo sportivo in questione è comunale, ad uso pubblico e non risulta che per giocarci una partita o anche un mini torneo a quattro squadre tra amici serva una particolare autorizzazione. Una storia, dunque, dove non compare nessun reato. Nessun reato ad eccezione di uno, che fino a pochi mesi fa non esisteva: quello di immigrazione clandestina. Un’invenzione delle politiche sulla sicurezza dell’attuale governo Berlusconi.L’immagine di una “retata” delle forze dell’ordine a una partita di calcetto tra stranieri, può farci comprendere meglio il clima di tensione vissuto dai migranti nel nostro Paese. Non sono liberi di fare niente. Né di trovarsi un lavoro regolare, perché con le leggi vigenti è praticamente impossibile. Né di dare due calci al pallone tra una giornata di lavoro saltuario e l’altra.Il sintomo della paura vissuta dagli immigrati anche in Emilia-Romagna ci è segnalato dai numeri registrati dai pronto soccorsi degli ospedali della regione. Sono calati del venti per cento le richieste da parte di stranieri non comunitari. E questo a distanza di pochi giorni dalla presentazione della modifica al pacchetto sicurezza che prevede l’obbligo per i medici di denunciare i clandestini che si presentano per farsi curare. Un provvedimento che non è ancora in vigore, ma che, proprio a causa della paura, ha già sortito i suoi effetti.

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