Quasi quasi facciola badante


© Telereggio13 LUG. 2012 – Su 12 mila assistenti famigliari stimate nella nostra provincia, sono soltanto 5 mila i contratti regolari. La crisi economica ha fatto riemergere un fenomeno che si era arrestato grazie anche al lavoro costante del privato sociale e delle istituzioni: quello del lavoro nero. “Il rischio c’è – spiega Don Giuseppe Dossetti, presidente del Ceis – la legislazione nazionale è vecchia e si pensa che il lavoro nero costi meno, non è cosi”A Reggio Emilia da anni il Ceis gestisce uno sportello per assistenti famigliari: dal 2009 convenzionato con il Comune e Rete. Insieme a Casa Betania di Albinea e Opus Civium a Castelnovo Sotto costiuiscono una rete che copre il distretto sanitario di Reggio. Nel 2011 nei tre sportelli è cresciuto il numero delle richieste di lavoro da parte delle assistenti famigliari: in totale sono state 1162. Per la prima volta sono aumentate le donne italiane: 80 in tutto. “La crisi economica, la disoccupazione – spiega Matteo Sassi, assessore comunale alle politiche sociali – hanno fatto sì che anche le italiane abbiano pensato al lavoro di assistente famigliare come impiego futuro”.Sono diminute invece le famiglie che si sono rivolte ai tre sportelli per cercare un’assistente: da 940 nel 2009 a 792 nel 2011, a causa soprattutto delle minori risorse economiche. Dall’altro lato c’è un numero crescente di persone che cercano lavoro e hanno bisogno di percorsi di qualificazione. Proprio per andare più incontro alle esigenze delle famiglie il coordinamento è stato affidato a Rete, l’azienda di servizi che gestisce case protette e centri diurni in città. Rete offre anche un servizio di accompagnamento per la famiglia nell’inserimento delle badanti.

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