Qualche domanda (va di moda) a Tiziano Motti


La mia personale impressione è che il candidato alle europee Tiziano Motti cominci a dare qualche segno di stanchezza, come un corridore al giro che dopo tanto pedalare perde la forza e la lucidità necessari per tentare di vincere. Forse perché è partito troppo presto, con i suoi manifesti giganti appesi dappertutto quando la carovana della politica ancora dormiva in albergo, forse perché ha cambiato squadra in corsa, passando dal PDL all’UDC, forse perché si occupa molto di diritti dei cittadini e trascura i doveri, in particolare quello etico morale (per un politico) del rispetto delle opinioni altrui. La querela per diffamazione nei confronti di reggio24ore è prima di tutto di cattivo gusto, essendo stato Nicola Fangareggi fondatore, come direttore responsabile, del quotidiano di Motti, dall’editore sempre apprezzato per stile e professionalità.Nella sostanza la trovo ancor più fragile, essendo l’articolo incriminato una dettagliata ricostruzione delle frequentazioni piduiste di Fabrizio Trecca, scritto a mio parere con i crismi di continenza, verità ed interesse che regolano la professione giornalistica. Motti ha tutto il diritto di non convenire con l’opinione conclusiva di Fangareggi (cioè l’aver, Motti, cercato in Trecca una scorciatoia per la politica), ma appunto di opinione si tratta e alle opinioni si risponde normalmente con le opinioni e con le rettifiche. Motti si spinge oltre, e annuncia causa civile con richiesta di risarcimento per due milioni di euro. Poteva chiederne anche cinque, o dieci, già che c’era. La pressione psicologica per le potenziali conseguenze economiche è strumento a cui imprese e politici ricorrono spesso e volentieri per tentare di condizionare il giornalismo; ed anche il “volto nuovo” Tiziano Motti sembra averlo imparato in fretta. La solidarietà all’amico Nicola Fangareggi è quindi piena.Tornando coi piedi per terra, ai fatti e alle vicende di questi mesi, vorremmo rivolgere a Motti alcune domande (va di moda) riguardanti il suo cammino verso Strasburgo:1) Il 4 marzo, nel replicare al Presidente del Consiglio Provinciale Lanfranco Fradici che denunciava la presenza di pubblicità elettorale di Motti sulle Guide “Noi cittadini”, lo stesso Motti diceva sul suo giornale: “La guida Noi Cittadini di Scandiano è di proprietà di Guide Italia srl, società nella quale non rientro nel consiglio di amministrazione. Pertanto non sono l’editore di tale pubblicazione.”Il 26 maggio, nell’articolo che annuncia la querela, pubblicato sul sito 4minuti.it di Tiziano Motti, si legge: “la vicenda riguarda le Guide del Cittadino, prodotte dalla società Guide Italia di proprietà di Motti e della moglie Stefania”.Allora: le guide sono o non sono di Motti? Egli ne è o non ne è il proprietario (assieme alla moglie) attraverso le società controllate? 2) Sulle guide stesse si legge chiaramente che Tiziano Motti è il direttore responsabile. In tale veste, il signor Motti, non ha nulla da obbiettare sul fatto che l’editore (cioè il proprietario, cioè il signor Motti, stando a quanto letto prima) accetti pubblicità elettorale del signor Motti candidato, in una pubblicazione di servizio e di pubblica utilità contenente adesioni e patrocini di enti pubblici e dello Stato?3) Il signor Motti direttore responsabile non ha ritenuto doveroso informare per tempo tali enti ed autorità che il signor Motti editore accettava pubblicità elettorale del signor Motti candidato su tali guide?4) A fronte dei tanti esposti, segnalazioni, richiami, diffide, presentati da singoli cittadini e da diversi dei suddetti enti (non ultimo il segretariato generale della Presidenza della Repubblica) il signor Motti nella sua veste complessiva di imprenditore/editore/candidato non ritiene sarebbe stato saggio e trasparente presentare qualche pubblica scusa per sgomberare il campo da legittimi dubbi sul suo operato?

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