Pupi Avati, che da 40 anni porta l’Emilia-Romagna al cinema


BOLOGNA, 26 MAG. 2009 – Bologna e la Regione Emilia-Romagna hanno celebrato i 40 anni di professione e il quarantesimo ciak di Pupi Avati. Al cinema Medica sono sfilati ieri sera ricordi, testimonianze, immagini, attori che con Pupi Avati e suo fratello Antonio hanno condiviso momenti di una vita artistica a tratti difficile, come ha sottolineato lo stesso regista, ma sempre ricca di riconoscimenti. Sotto una silhouette di Avati vagamente hitchcockiana, il direttore della Cineteca, Gian Luca Farinelli, ha presentato il film "I luoghi immaginati. L’Emilia-Romagna nel cinema di Pupi Avati", documentario prodotto dalla Regione e firmato dal regista Riccardo Marchesini. Una sessantina di minuti sulle tracce delle location che hanno tracciato l’opera di Avati sin dagli esordi più compiuti, a partire da quel "La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone" che con le ambientazioni nella bassa bolognese segnò quello che sarebbe stato un tratto distintivo di tutta la produzione avatiana: il legame con la terra di origine. In primo piano, per tutta la serata, sullo schermo dei ricordi sono scivolate la Bologna dei tanti ciak  – compreso quello in attuale lavorazione, "Il figlio più piccolo", con Nicola Nocella e Maurizio Battista -, la Minerbio del cult-horror "La casa dalle finestre che ridono", la Milano Marittima dell’inquietante "Zeder", il delta del Po, l’Appennino bolognese di "Una gita scolastica". "Sono stato un buon centrocampista nella squadra Pupi – ha detto Gianni Cavina, oltre una ventina di film col regista – che ha corso molto e qualche volta ha anche fatto gol". "Pupi – ha commentato Lino Capolicchio – è un mago che tende a stupirti e che a volte stupisce anche se stesso". "A vent’anni Pupi ha cambiato la mia vita", ha spiegato Vanessa Incontrada riferendosi all’impegno ne "Il cuore altrove" con Neri Marcoré. "Nel mio primo film con lui mi ha chiesto di non essere bella – ha scherzato Laura Morante – nel secondo di non essere intelligente: ho paura di cosa mi chiederà in futuro". Luca Zingaretti ha posto l’accento sul fatto che "con Pupi un attore può lasciarsi andare, concentrandosi sul proprio ruolo, perché sa che c’é qualcuno che lo ripesca nel caso andasse fuori dalle righe". Christian De Sica: "Pupi mi ricorda molto mio padre, per la sua capacità di essere diretto, la mancanza di sovrastrutture". Il regista è stato anche premiato dal presidente della Regione Vasco Errani. "Pupi Avati ha qui le sue origini – ha commentato Errani – e ha saputo interpretare questa terra da tanti punti di vista, dimostrando quanto siano importanti le proprie radici: questo è un elemento importantissimo, particolarmente in questi tempi. Penso che il riconoscimento che oggi attribuiamo al maestro sia più che meritato e ad esso voglio aggiungere un grazie da parte dell’Emilia-Romagna".

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