Protesta degli immigrati sinti a Rimini: “Vogliamo lavoro e rispetto”


RIMINI, 28 FEB. 2009 – Protesta pacifica questa mattina, in piazza Tre Martiri a Rimini, da parte di una cinquantina di sinti dell’associazione Sucar Mero, con cartelli con le scritte "Vogliamo lavoro, non l’elemosina", "Siamo italiani e riminesi". Davide Geraci, responsabile dell’associazione che ha base nel campo nomadi di via Islanda, spiega le ragioni della protesta: "Da due anni abbiamo fondato questa associazione per rivendicare i nostri diritti. Chiediamo da tempo un incontro con il Comune, l’assessore Vitali e il sindaco Ravaioli e finora non ci è stato concesso, anche se non ne conosciamo la motivazione. La scorsa settimana i giornali hanno scritto dell’intervento dell’onorevole Pini della Lega Nord, che si è rivolto al ministro Maroni per chiedergli di intervenire nel campo nomadi. E abbiamo letto che Vitali sarebbe disposto a incontrarci, ma finora non lo abbiamo visto, anzi, si fa sempre negare".Il campo era stato recentemente al centro di una querelle per alcuni allacci alle forniture di acqua e luce, ritenite abusive. "Noi paghiamo – afferma Geraci – 220-230 euro al mese di luce di cui il consumo effettivo è di 36 euro, il resto sono spese. Non è vero che siamo abusivi, sono il Comune e l’Enel che pretendono certe cifre e questo succede solo a Rimini". Nell’assciazione riminese si contano . "Agli italiani – aggiunge Geraci – vogliamo dire che non devono fare di tutta l’erba un fascio, ci sono delinquenti anche tra gli italiani. Allora tutti i napoletani sono camorristi e tutti i siciliani mafiosi?". La richiesta che viene dai sinti riminesi – circa 140-150 i membri dell’associazione, oltre ad altri 50-60 residenti nei comuni limitrofi – quella della "chiusura del campo nomadi e la creazione delle microaree come hanno fatto in altri Comuni. E l’applicazione di una legge regionale dell’88, che prevede che il Comune si prenda cura dei nomadi sul proprio territorio con dei villaggi attrezzati", conclude Geraci. "Prima di discutere di diritti, devono ripristinare la situazione precedente". L’assessore Stefano Vitali risponde ai manifestanti riferendosi ad una situazione nota a Rimini: sembra che nel campo nomadi di via Islanda, dove alloggiano diverse famiglie di etnia sinti, siano state fatte entrare numerose altre famiglie, in parte romene. E c’é chi parla di una sorta di "affitto". "Comincio ad essere preoccupato da questo problema – dice Vitali, da sempre impegnato nel sociale nella Comunità Papa Giovanni XXIII – che è assai complesso e non è certo come vogliono farlo apparire i sinti. Ripeto, quando ci saranno le condizioni, ho già detto che riceverò le famiglie autorizzate a stare nel campo nomadi di via Islanda".   Tempo fa venne sanata dal Comune un’altra situazione relativa ai nomadi, quella del campo Rom in via Portogallo. In pratica, invece di spendere circa 500 milioni all’anno di utenze, l’Amministrazione preferì agevolare la fuoriuscita dei Rom, che così se ne andarono. "Ma in via Islanda la situazione è molto diversa – conclude Vitali – nessuno vi entra. E bisogna capire perché. Comunque, quando si cerca un vero dialogo, l’Amministrazione comunale è sempre disponibile, ma bisogna che ci sia una reciproca volontà di ascoltarsi. Se invece da parte loro ci sono solo pretese, allora le rivendicazioni unilaterali non possono trovare accoglienza, peché sono pesanti e non hanno senso".

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