Prospettive incerte in Emilia-Romagna


BOLOGNA, 31 GEN. 2011 – Deboli e controversi segnali di ripresa. Nonostante  un lieve segno positivo, lo scenario che si presenta esaminando i dati congiunturali dell’Emilia-Romagna non è certo quello di una ripartenza e di una ripresa che va consolidandosi. Ad attestarlo, confermando le preoccupazioni delle imprese, sono i dati relativi all’andamento del terzo trimestre 2010 delineato da TrendER, l’Osservatorio congiunturale sulle micro e piccole imprese in Emilia Romagna realizzato da CNA e Banche di Credito Cooperativo con la collaborazione scientifica di Istat, sui bilanci di 5.040 imprese (da 1 a 19 addetti) associate in regione. “Un quadro – come spiega Gabriele Morelli, segretario CNA Emilia Romagna – che evidenzia come non sussistano ancora le condizioni per dire che siamo fuori dalla crisi. I dati trimestrali rilevati acuiscono la percezione di un andamento altalenante che non rassicura sui tempi della ripresa e questo ovviamente conferma le preoccupazioni degli imprenditori e un senso di insicurezza attestato anche dalla riduzione degli investimenti”. In dettaglio, i risultati di TrendER mostrano come restino deboli i segnali di ripresa nel contesto regionale. Questi si riscontrano per ciò che attiene il fatturato totale (+ 4,5 rispetto al 2009), la spesa per retribuzioni (+1,3) e la spesa per consumi (+8,3). Calano invece gli investimenti che si attestano ad un – 5,2. Il fatturato totale su scala regionale si attesta a 100.8 ma non ha raggiunto ancora il valore massimo registrato nel 2007 (121.2). Gli investimenti, sono ancora in diminuzione (-5.2), “Siamo quindi ben lontani – prosegue Morelli – dall’aver recuperato quanto perduto dal 2008. Il fatto che le imprese non se la sentano di rischiare testimonia le loro preoccupazioni verso la prospettiva che risulta ancora tutt’altro che consolidata e certa”.Nel dettaglio dell’analisi, sull’indicatore del fatturato totale, meglio la Romagna che l’Emilia; la parte del leone la fanno, infatti, alcune province romagnole che superano di gran lunga la media regionale. Si comincia da Rimini che registra un +41,8 rispetto all’anno precedente, compensando la perdita di 35 punti rilevata nello stesso periodo 2009. Seguono a ruota: Forlì-Cesena con un +13,1 e Ferrara +10,3. Tiene Bologna con un +5,2. Solo Ravenna registra una lieve perdita: -0,7 e si presenta in difficoltà anche per quanto riguarda gli altri indicatori economici rilevati. Modena con il suo -3 è la provincia che registra la maggior perdita di fatturato. Tra i settori, un incremento significativo si evidenzia per la metalmeccanica (+14,5), mentre soffrono le costruzioni (-4,4), in particolare le imprese del piacentino (-59,4).La spesa per retribuzioni “che, per semplicità, vogliamo interpretare come il barometro del mercato del lavoro, è leggermente aumentata rispetto al 2009. Analizzando tale indicatore – secondo il segretario regionale CNA – si nota che le imprese di  Forlì-Cesena (+14) e Reggio Emilia (+8,8) ‘staccano’ in positivo di gran lunga le altre;  mentre a Ravenna e Modena appare evidente una ulteriore sofferenza rispetto all’anno precedente (-13,6 e -6,2). Per ciò che attiene i settori, cartellino rosso per il tessile (-14,2) e per i servizi alla persona (-15,4); invariato l’alimentare (+0,7) e exploit positivo per la metalmeccanica (+8,9). Parlando di consumi, sono le province emiliane quelle che registrano i valori più alti. La spesa per consumi vede: Reggio Emilia a +19, Piacenza e Parma di poco distanti (+8,8 e +8,6), Modena a +6,8 e Bologna +6,7. Tra le romagnole svetta Rimini a +12,3. Segmentando i dati negli ambiti economici si nota una ripresa rilevante dei trasporti (+12,2) soprattutto nel parmense (+31,8) e dei servizi (+10,8). Il settore alimentare arranca e si attesta rispetto agli stessi 90 giorni del 2009 a quota -15. “Una situazione pesante dunque – conclude il presidente CNA Emilia Romagna Paolo Govoni – solo in parte attenuata dal moderato recupero della domanda di credito da parte delle imprese (principalmente per ristrutturazione del debito e per liquidità) dopo il forte calo registrato nel 2009 e della corrispondente maggior disponibilità da parte del mondo bancario”.

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