Prosciutto di Parma, una fetta in meno l’export 2008


PARMA, 1 APR. 2009 – Nel 2008 sono stati esportati oltre due milioni di prosciutti di Parma, per un fatturato di circa 177 milioni di euro, con una riduzione del 2,8% rispetto all’anno precedente. Secondo il Consorzio, "il dato è da considerarsi fisiologico, dopo tre anni di espansione". L’export del Parma invece sta reggendo bene la crisi, "molto meglio del prosciutto crudo italiano, che complessivamente ha perso il 4,4% rispetto al 2007". L’export del Parma rappresenta il 21% della produzione totale, che è pari a 10 milioni di cosce marchiate a fuoco con la corona ducale a cinque punte. La riduzione è imputabile ai due mercati storici di Francia e Stati Uniti, che da soli assorbono 800.000 prosciutti. In negativo anche Svizzera, Belgio e Norvegia, mentre tengono bene gli altri mercati, con ottime performance in Canada, Olanda, Danimarca e Svezia.Serve la vaschetta – Un contributo positivo viene dal preaffettato, cresciuto del 5,5% all’estero. Il prodotto in vaschetta rappresenta oggi l’11% della produzione e il 36% delle vendite all’estero, e costituisce il mezzo vincente per espandere la penetrazione del prodotto sui mercati internazionali. Dal 2000 l’export del prodotto in vaschetta è quadruplicato, da 220.000 a quasi 800.000 prosciutti affettati."La qualità e la forza del marchio – ha commentato il presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma, Stefano Tedeschi – hanno permesso alle nostre aziende di sentire meno la crisi internazionale e di subire un calo complessivo inferiore al 3%. Dopo un triennio di forte espansione dell’export, ci apprestiamo ad affrontare un periodo difficile, consapevoli del fatto che gli esperti prevedono un’ulteriore contrazione dei consumi per il prossimo anno".

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