Pronti allo switch off?


21 OTT. 2009 – “Il digitale terrestre è arrivato sulla terra”. Era lo slogan che compariva qualche anno fa su una miriade di cartelloni pubblicitari di cui erano cosparse le strade italiane. Queste scritte si possono ancora vedere lungo alcune provinciali, ingiallite dal sole e con qualche pianta rampicante a fare da cornice. “Per forza, se è terrestre dove doveva arrivare?”. E’ la domanda che sorge spontanea passandoci davanti in auto. La risposta al quesito è però tutt’altro che immediata.“Lo dice la parola stessa, il digitale terrestre è un segnale che dovrebbe percorrere la terra, intendendo però la terra piatta. Vale a dire che il digitale terrestre non può esistere in un paese come l’Italia, attraversato da montagne, appennini e colline”. A introdurci la prima grande magagna della rivoluzione che sta piano piano cancellando la modalità analogica delle trasmissioni è il professor Loris Mazzetti, capostruttura Rai e insegnante di teorie e tecniche del linguaggio della televisione all’università di Modena e Reggio Emilia.Nonostante gli ostacoli di tipo morfologico, il passaggio al digitale sta andando avanti. Sempre più italiani cominciano a masticare termini inglesi di difficile pronuncia come switch over e switch off. All’inizio possono incutere un po’ di timore, ma niente paura, non connotano nessuna immane catastrofe. Il primo, switch over, indica solamente la fase in cui coesistono sia la tv digitale che quella analogica. Un arco di tempo dove mano mano i diversi canali smettono il tradizionale tipo di trasmissione del segnale per passare a quello numerico (si dice così in quanto composto da una serie di numeri, fatta però solo di uno e di zeri, in base al sistema binario). Per switch off invece si intende il momento finale della transizione, ovvero lo spegnimento della tv analogica, vale a dire la modalità di trasmissione che ci accompagna dal 3 gennaio 1954, data di nascita della tv in Italia.Entro la fine dell’anno 15 milioni di Italiani saranno raggiunti dal digitale terrestre. Il sette ottobre è partito il Piemonte. Poi fra meno di un anno sarà la volta dell’Emilia-Romagna dove però le date dei vari switch over e dello switch off ancora non si conoscono. Per ora si sa solo che il tutto avverrà nel secondo semestre del 2010. Per correre ai ripari senza rischiare di rimanere con lo schermo grigio formicolante c’è ancora un po’ di tempo. Nessun problema nel caso si possegga già un televisore di ultima generazione, ovvero contenente al suo interno un sintonizzatore per i canali in digitale. Per chi invece possiede ancora un vecchio tv color e non intende proprio liberarsene sarà sufficiente acquistare un apposito decoder. In questo caso sorge il secondo altro grosso inconveniente del digitale: dover familiarizzare con un nuovo telecomando e con un’offerta fatta di 200 canali. Il problema è quello di riuscire a farsi una lista dei canali preferiti. Una funzione presente in tutti i decoder ma che in pochi sono capaci di impostare. Un problema che, secondo Mazzetti, la Rai avrebbe potuto risolvere, almeno per quanto riguarda l’offerta della televisione pubblica, facendo dedicare nei telecomandi un tasto per la guida tv, ovvero quel menu che consente all’utente di avere comodamente sott’occhio tutti i canali Rai. “E’ stata la prima cosa fatta da Sky quando è partita con la piattaforma satellitare. Un modo per selezionare il canale o in base all’elenco numerico oppure in base al loro tipo di contenuti: film, sport, programmi per ragazzi, documentari ecc.” Una piccola cosa, secondo Mazzetti, ma significativa, che “rappresenta la disorganizzazione e il ritardo che esiste all’interno della Rai in materia di digitale terrestre”.Nemmeno il decoder della “Tivù Sat”, la nuova piattaforma lanciata in estate per accedere ai canali a pagamento offerti da Rai, Mediaset e La7, sarà dotata di una guida tv sul proprio telecomando. Una mancanza grave per un progetto in cui si sono investite molte risorse, fatte anche di denaro pubblico, ma che, soprattutto, ha significato l’abbandono dei canali di Rai Sat dalla piattaforma satellitare di Sky. Un addio che per viale Mazzini equivale alla perdita di introiti pari a 50 milioni di euro all’anno “che in questo periodo di magra – sottolinea Mazzetti – avrebbero fatto comodo alle casse della Rai e al bilancio 2009, che chiuderà con un passivo pari all’ammontare del contratto perduto con Sky”.E se la Rai non ha le idee ben chiare sul futuro della fruizione dei servizi televisivi, Mediaset non sta a guardare. Con l’obiettivo di stare al passo coi tempi, il progetto del Biscione è di mettere a punto un sistema per collegare Internet al televisore. Si chiamerà Cube e sarà lanciato entro dicembre. Un’altra scatola elettronica che rischia di vedersi accatastata in cima alla piramide di decoder, dvd, videoregistratore, già antistante al televisore. “E’ una cosa allucinante – commenta Mazzetti -, per fare l’angolo tv in casa ci vuole un ingegnere elettrotecnico. Tant’è che se un telespettatore vuole ricevere tutta l’offerta dei canali italiani, a pagamento e non, deve acquistare minimo due decoder, tre se non ha una tv di ultima generazione”.

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