Prometeia rivede il Pil, in rialzo


Anche Prometeia rivede a rialzo le stime per la crescita del Pil dell’Italia nel 2017: secondo il centro di ricerca bolognese, infatti, l’Italia crescerà dell’1,4%, due decimali in più rispetto alla stima di luglio. Una sequenza di tre trimestri di crescita congiunturale allo 0,4%, infatti, non si registrava dal rimbalzo post crisi del 2009. Giovano il contesto internazionale e l’andamento della domanda interna. Tuttavia, l’apprezzamento dell’euro, il rallentamento della Cina e l’incertezza politica potrebbero frenare la crescita nei prossimi mesi, rallentando il passo trimestrale dallo 0,4% allo 0,2%. L’Europa continua a crescere, ma adesso “è il momento favorevole per accelerare il processo di integrazione europea”. Lo sostiene il centro studi che, presentando il proprio rapporto, ha rivisto a rialzo anche le stime della crescita europea dall’1,9% previsto a luglio all 2,2%. Le condizioni della politica monetaria – osserva Prometeia, resteranno ancora per un po’ eccezionalmente espansive e sono state superate con pochi intoppi importanti scadenze elettorali. Il rafforzamento dell’Euro sostiene il potere d’acquisto e quindi, per Prometeia, è un’occasione da non perdere per riformare la governance di Bruxelles e spingere sull’integrazione. “Il 2017 e il 2018 – dicono i ricercatori di Prometeia – per l’Europa potrebbero essere l’attimo fuggente”. Il debito pubblico italiano è sempre al centro dell’attenzione dei mercati e dei partner europei: si sottolinea nel rapporto di Prometeia che suggerisce una strategia per allungare la vita media del debito pubblico e ridurre le emissioni annue di 150-200 miliardi, attraverso un progressivo contenimento delle emissioni di Bot e il finanziamento di titoli in scadenza e disavanzi secondo uno schema volto all’allungamento delle scadenze. Una simile strategia, secondo Prometeia, potrebbe portare nel 2025 le emissioni sotto i 220 miliardi e la durata media del portafoglio titoli vicina ai 9 anni, comportando un maggior costo per le casse pubbliche intorno ai 5 miliardi annui. Dopo anni di tassi di interesse ai minimi storici, tuttavia, il costo di rifinanziamento non potrà che tornare a crescere e, con esso, la spesa per interessi. Infine, la debolezza dell’inflazione e l’apprezzamento dell’Euro sposteranno in avanti l’uscita della Bce dal quantitative easing. E’ la previsione di Prometeia che ipotizza un tapering, ovvero un rallentamento dell’acquisto dei titoli di stato, piuttosto cauto, fino all’azzeramento nel dicembre 2018. Fino a fine 2017 – dice la previsione – gli acquisti di titoli da parte dell’eurosistema ammonteranno a 60 miliardi mensili. Per il 2018 si ipotizza che venga privilegiata la gradualità nella riduzione dell’intervento: nuovi acquisti mensili inferiori di 5 miliardi rispetto al mese precedente, fino ad arrivare ad annullarsi in dicembre 2018. Tale ipotesi consentirebbe alla Bce, nel rispetto del limite degli acquisti per emittente, una elevata gradualità nel cambiamento degli interventi di politica monetaria non convenzionale. Una politica, quindi, cauta e senza strappi.

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